L’Antitrust mette sotto esame la GDO

Come è possibile riempire il carrello e – contemporaneamente – svuotare il portafoglio? Gli italiani che fanno la spesa lo sanno benissimo, ma adesso anche l’Antitrust vuole vederci chiaro e per svelare il “trucco” dei consumatori annuncia l’avvio di un’indagine sulle modalità di formazione dei prezzi e sull’ingombrante speso della rete della grande distribuzione organizzata (GDO).

Le motivazioni dell’indagine
Preso atto della fortissima espansione della GDO in atto nel nostro Paese, l’Antitrust desidera capire come e quanto questo settore pesi sugli altri operatori del mercato. Il timore è che la sorta di oligopolio territoriale che si sta formando strangoli gli attori commerciali medio-piccoli, finendo per andare a detrimento dei consumatori.

E in effetti, leggendo anche i dati forniti da Federstribuzione, quello dei super- e iper-mercati è un settore dal potere non indifferente: in Italia si contano infatti 33mila punti vendita di grandi dimensioni (iper e supermercati); troppi, forse, perché le forze dei rivenditori medio-piccoli riescano a opporre resistenza.

Un altro pericolo per la libera concorrenza, l’autorità garante lo ravvisa nella sempre maggior presenza sugli scaffali di prodotti con il marchio del rispettivo ipermercato in diretta competizione con quelli dei fornitori.

I consumatori
Federconsumatori e Adusbef accolgono con favore l’intervento dell’Antitrust: "Troppe volte le nostre associazioni hanno denunciato scandalosi comportamenti relativamente ai prezzi di acquisto che venivano decuplicati poi alla vendita, a detrimento sia dei produttori sia ovviamente dei consumatori".

Secondo le associazioni dei consumatori, il gioco che i grandi distributori praticano – grazie al loro immenso potere contrattuale – non sarebbe sempre correttissimo: “Ricordiamo gli esempi delle uve pugliesi, acquistate a 25 centesimi per poi essere vendute a più di 2 euro al chilo. O i pomodori di Pachino, ed altri esempi ancora che hanno registrato moltiplicatori micidiali di oltre dieci volte il prezzo nella filiera da produttore al consumatore, come le carote comprate a 10 centesimi e vendute 1 euro al chilo”.

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