Tutti i costi della cautela

Errare è umano, ma quando lo sbaglio arriva in campo medico può rivelarsi particolarmente spiacevole, sia per il paziente – che dovrà scontare gli eventuali problemi di salute conseguenti – sia per il dottore – che corre il rischio di trovarsi di fronte a richieste di risarcimento molto corpose. Con la medicina, dunque, non si scherza e la paura dello scivolone finisce per avere ricadute evidenti anche sullo stato di forma delle finanze pubbliche e dei singoli medici.

Paure concrete
“Medicina difensiva”: è questo il nome dell’abitudine che sta prendendo piede negli ospedali italiani e che fa tremare le casse del sistema sanitario nazionale. Di cosa si tratta? Della pratica invalsa tra i medici di prescrivere esami diagnostici o misure terapeutiche più che per assicurare la salute del paziente, per garantire il medico dalle responsabilità legali seguenti alle cure mediche prestate.

Un’abitudine non da poco, se si considera che – come rivela la prima ricerca nazionale sul tema realizzata dall’Ordine provinciale dei medici di Roma – finisce per incidere per oltre il 10,5% sulla spesa sanitaria del Servizio sanitario nazionale (che complessivamente ammonta a circa 100 miliardi di euro all’anno).

Nel dettaglio, in base ai dati raccolti dall’indagine, sul complesso della spesa sanitaria il peso di quella generata dalla medicina difensiva è suddiviso tra: ricoveri (4,6%), prescrizioni di farmaci (1,9%), visite (1,7%), esami strumentali (0,8%) e di laboratorio (0,7%)

Anche i medici si proteggono
Se la paura di sbagliare incide sulle casse dello Stato, non tratta diversamente il portafoglio dei dottori. Come abbiamo già spiegato in un altro post, infatti, dal 1995 a oggi i premi assicurativi delle polizze che proteggono i medici dagli errori sono cresciuti del 250%. I più colpiti dai rincari sono ginecologi e chirurghi plastici.

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