Pensioni: donne verso l’uguaglianza?

Uguaglianza pensioni Insiste sulla disparità di trattamento in campo previdenziale l’Unione Europea che, con una nuova sentenza della Corte di Giustizia, ribadisce il suo no alle legislazioni italiane che fissano un periodo inferiore di 5 anni alle donne impiegate nel pubblico impiego rispetto agli uomini per il raggiungimento del requisito anagrafico alla pensione.

Discriminazioni di età e di genere

Secondo i giudici europei, "la normativa in questione contiene una disparità di trattamento fondata direttamente sull'età" (si veda la sentenza di condanna all’Italia del 13 novembre 2008). Non solo. La discriminazione avverrebbe anche sul piano sessuale, secondo il recente pronunciamento: sono infatti incompatibili con il diritto comunitario le legislazioni interne che fissano trattamenti diversi solo in ragione del diverso sesso. Per la Corte, dunque, il legislatore nazionale non può trattare in modo meno favorevole un individuo rispetto ad un altro solo per la differenza di sesso, se i lavoratori, uomini o donne, si trovano nella stessa situazione. L'Italia è così invitata ad aumentare l'età della pensione di vecchiaia alle donne impiegate nel pubblico impiego, per parificarla, a partire dal 2012, a quella degli uomini.

La sentenza viene pronunciata in merito ad una controversia presso i tribunali austriaci. Il caso riguardava il contenzioso tra una donna collocata a riposo a 60 anni e la cassa pensioni. La donna aveva chiesto di rimanere in servizio fino a 65 anni (come accadeva per gli uomini) ma la cassa pensioni aveva deciso di licenziare i dipendenti che avevano maturato la pensione. Con una discriminazione - ad avviso della donna - nei confronti delle lavoratrici costrette a lasciare il lavoro prima degli uomini.

Immagine by Machinedance.com

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