Il Fisco concilierà a caro prezzo

Approvata in via definitiva la legge di stabilità, si inizia a fare i conti con gli effetti che il testo di legge avrà sulla vita dei cittadini italiani. Tra le tante misure contenute in quella che un tempo veniva chiamata, più semplicemente, “manovra finanziaria” rientrano anche nuove norme relative ai costi previsti per il contribuente per chiudere i contenziosi con il Fisco. In poche parole: chi collaborerà con il Fisco per risolvere varie inadempienze dovrà pagare penalità più alte rispetto a quelle previste prima della nuova manovra.

Le ragioni del cambiamento
A dettare il cambio di rotta sembra sia stata l’esigenza di far cassa nell’immediato. Messo all’angolo dalla crisi economica, insomma, lo Stato deve avere trovato più conveniente pensare a raccogliere un quantitativo aggiuntivo di euro inasprendo le sanzioni a carico dei contribuenti colti in fallo piuttosto che salvaguardare l’importanza degli istituti di deflazione delle liti tributarie.

Come cambiano le penali
Secondo quanto previsto dal testo di legge (e come riportato dal Sole 24Ore), per il ravvedimento operoso le sanzioni tornano a un decimo del minimo se la regolarizzazione dell'omesso versamento viene effettuata entro trenta giorni; la penalità ammonterà a un ottavo del minimo, invece, nel caso la regolarizzazione di una violazione di carattere sostanziale (compreso l'omesso versamento) avvenisse entro il termine della dichiarazione successiva; il contribuente, inoltre, dovrà pagare un decimo del minimo, se la dichiarazione venisse presentata nei novanta giorni successivi.

Per quanto riguarda l'accertamento con adesione, invece, le sanzioni passano da un quarto del minimo a un terzo del minimo e ciò comporta la rideterminazione delle penalità per l'adesione ai pvc e agli inviti (che passano a un sesto del minimo), per l'acquiescienza (le sanzioni si riducono a un terzo; a un sesto quando l'atto non è preceduto da un invito o pvc definibile).

Infine, sono previste novità anche per quel che riguarda le definizioni delle sanzioni previste per l'atto di contestazione (articolo 16 del decreto legislativo 472/1997) e quello di irrogazione (articolo 17 dello stesso decreto): le sanzioni, in questo caso, crescono da un quarto a un terzo. Nella fattispecie della conciliazione giudiziale, invece, la sanzione passa da un terzo al 40%.

Un esempio
Il Sole 24 Ore, riportando la notizia, fornisce un esempio: in un'ipotesi ordinaria di violazioni, come per l'Iva, dove a un'omessa fatturazione segue l'infedele dichiarazione, la sanzione ordinaria pari al 125% veniva ridotta al 31,25 per cento. Ora, in presenza delle stesse violazioni, la sanzione sarà pari al 41,66 per cento.

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