Ma dove va l'università?

Riforma istruzione Dura lex sed lex direbbe qualcuno! Passata in tempo di record la tanto vituperata riforma Gelmini, sarà efficace a tutti gli effetti dall’anno prossimo. Più controlli e meno sprechi, questo il principio ispiratore della nuova legge che introduce un’Agenzia di valutazione dell’operato dei vari atenei (ANVUR). Una riforma “giunonica” secondo gli esperti che dovrebbe prevedere 47 decreti attuativi più tutte le riforme statutarie dei vari atenei italiani che dovranno introdurre in 6 mesi rettori a tempo, consigli di amministrazione aperti agli esterni e direttore generale. Non servono invece decreti attuativi per aumentare i premi del fondo di finanziamento ordinario alle università più efficienti. Il problema in questo caso riguarda la discussione sui criteri con cui assegnare gli incentivi, incagliatasi quest'estate (il problema è soprattutto sulla ricerca, ferma a valutazioni del 2001/2003), con il risultato che gli atenei aspettano ancora la quota del 2010.

Ecco in breve i punti principali della riforma:

Anche l’istruzione avrà un’etica

Si tratta di un vero e proprio codice che dovrà essere adottato dai vari atenei per evitare conflitti di interesse, aumentando la meritocrazia e la gestione virtuosa delle finanze. Agli atenei che gestiscano in modo poco trasparente le risorse saranno tagliati i finanziamenti. Da definire con decreto attuativo quali siano i criteri di valutazione.

Abilitazione per i professori

Al via l’abilitazione nazionale sia per i professori associati che per quelli ordinari. I candidati saranno inseriti in una lista di abilitazione nazionale di durata quadriennale (in base a pubblicazioni e titoli conseguiti).
A valutare i candidati una commissione di valutazione nazionale, sorteggiata sulla base di alcuni parametri fissati dall’ANVUR (Agenzia nazionale per la valutazione del sistema universitario e della ricerca, ente pubblico vigilato dal ministero dell'Istruzione).

I posti saranno poi attribuiti dalle singole università, cui potranno accedere solo gli abilitati. Gli ordinari andranno in pensione a 70 anni, gli associati a 68.

Ricercatori a tempo determinato

Spariscono i contratti a tempo indeterminati e la Tenure track fa il suo debutto: dal 2011 i ricercatori avranno contratti a tempo determinato per non oltre 6 anni. Se al termine verranno assunti diventeranno professori associati altrimenti dovranno lasciare l’insegnamento e trovare un’occupazione diversa. Gli anni da ricercatori potranno rappresentare un titolo valido in caso di concorsi pubblici o come esperienza da inserire in un curriculum. Il Governo avrebbe predisposto un piano di assunzioni di 1.500 associati ogni anno per tre anni, ma ci si chiede che fine faranno i ricercatori assunti a tempo indeterminato secondo le vecchie regole.

Norme anti-parentopoli

Non potranno essere assunti come professori quanti abbiano “parenti e affini” fino al “quarto grado compreso” già dipendenti del medesimo ateneo, questo esclude però mogli e mariti e sicuramente non risolve il problema delle raccomandazioni nei vari concorsi. Tra l'altro, non possono essere chiamati ad insegnare in un ateneo coloro che sono parenti del "rettore, del direttore generale o di un consigliere di amministrazione".

Stipendi

Reintrodotti (dopo essere stati aboliti da Tremonti) gli scatti di stipendio per associati e ricercatori che ottengano una valutazione d’ateneo positiva. Fin ora gli scatti venivano maturati sulla base dell’anzianità come per i privati. La valutazione di chi premiare sarà effettuata da nuclei formati da professori interni ed esterni che avranno il compito di giudicare il lavoro di ricerca dei docenti, ma ancora non si sa sulla base di quali criteri.

Orari di lavoro

Lotta all’“assenteismo”: i docenti dovranno certificare la loro presenza in aula totalizzando 1.500 ore tra didattica (350 ore almeno) e ricerca. Le ore di didattica per i ricercatori diventano 500.
I rettori poi non potranno rimanere in carica più di un mandato (per un massimo di 6 anni) e possono essere sfiduciati dal senato accademico con una maggioranza qualificata.

Gestione d’ateneo

Non più di 12 facoltà per ateneo e più fondi alle virtuose. Secondo le nuove regole la valutazione sulla qualità didattica sarà demandata agli studenti stessi mentre l’ANVUR valuterà stabilità e sostenibilità del bilancio, nonché risultati di elevato livello nel campo della didattica e della ricerca.

Organi amministrativi

Le imprese mettono piede in università. Il Cda avra' un massimo di 3 componenti esterni se i membri sono 11 (2 se sono meno di 11), rappresentanti per lo piu' del mondo delle imprese. Si aggiungono poi i rappresentanti degli studenti. Il Senato avanzera' proposte di carattere scientifico, ma sara' il Cda ad avere la responsabilita' chiara delle assunzioni e delle spese, e decidera' anche sull'attivazione o soppressione di sedi e di corsi di studio; potra' adottare provvedimenti disciplinari su professori e ricercatori. Il presidente del Cda potra' essere esterno.

Distinzione netta di funzioni tra Senato accademico e Consiglio di amministrazione: il primo organo accademico, il secondo di alta amministrazione e programmazione.

Borse di studio

Sara' costituto un Fondo nazionale per il merito al fine di erogare borse di merito e gestire su base uniforme, con tassi molto bassi, prestiti d'onore. Le borse di studio vengono assegnate per concorso: chi vorra' accedere dovra' superare un test. La Lega ha vincolato il 10% delle borse di studio erogate dalle regioni agli studenti residenti. Per accedere al fondo si dovrà superare un test nazionale standard che sarà una verifica della reale capacità di comprensione della lingua scritta, di ragionare e risolvere i problemi. Ogni anno saranno scelti i migliori 1.000 studenti alla fine delle superiori e offerte generose borse di studio per andare a studiare nella università migliori anche se lontane da casa, afferma il governo.

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