Il Federalismo fiscale "dà i numeri"!

Federalismo fiscale Che ne sarà della Roma ladrona? E delle regioni “economicamente arretrate” che impoveriscono i fiorenti bilanci padani? In sostanza tutto deve cambiare affinché nulla cambi! Secondo quanto predisposto dal decreto 292 sulla fiscalità municipale infatti è ancora poco chiaro quanto avverrà nelle due fasi di attuazione della riforma (fase di transizione e fase a regime), ma quel che è evidente è che nulla di fatto cambierà nei rapporti “economico-contabili” tra le regioni. Verrà infatti creato un nuovo "fondo di riequilibrio" (del valore iniziale di 13 miliardi di euro), in sostituzione degli attuali trasferimenti erariali ai comuni (le "spettanze" da parte del ministero degli Interni), che verranno contestualmente aboliti.

Fase di transizione

Il momento di passaggio al nuovo sistema durerà un paio di anni (2011-2013), e in questo lasso temporale i tradizionali trasferimenti ai Comuni non arriveranno più dai capitoli di spesa, fino ad oggi allocati al Ministero dell’Interno con il titolo “Trasferimenti agli Enti Locali”, ma arriveranno da un fondo denominato “sperimentale di riequilibrio” (che dovrebbe durare massimo 5 anni). Tale fondo è alimentato dal gettito dell’imposta di registro, di bollo, dall’imposta ipotecaria e catastale, dai tributi catastali speciali, dall’IRPEF relativa ai redditi fondiari e dalla cedolare secca sugli affitti.

Per il 2011 si prevede che i comuni prenderanno esattamente gli stessi soldi che avrebbero preso con il sistema vigente, inclusi i tagli della manovra 2010-12 che sono già contabilizzati nei trasferimenti eliminati. L'unica differenza è che i trasferimenti ai comuni, invece di essere finanziati dalla fiscalità generale, lo sono da una serie di tributi dedicati.
Meno chiaro invece quel che avverrà nel 2012-13, per cui si attendono i decreti ministeriali attuativi. Non si sa al momento a quanto ammonterà il Fondo di Riequilibrio, né come verrà stabilito il suo “tesoretto”, né tantomeno come verranno le ripartite le risorse a livello regionale.

Fase a regime

Il mistero si infittisce per gli anni successivi. A partire dal 2014 l’Imu (imposta municipale unica) andrà infatti a sostituire i tributi erariali devoluti nel 2011, costituendo la seconda gamba dell'autonomia fiscale dei municipi. L’Imu comprenderà i tributi erariali relativi al possesso dell’abitazione e l’Ici sulle seconde case, e, più in generale tutte le voci del fisco immobiliare (registro, imposte ipotecarie e catastali, bolli, tributi catastali, cedolare secca sugli affitti e Irpef sui redditi fondiari). Della fase di stabilizzazione si sa poco o nulla anche per quanto concerne la ripartizione dell’Imu tra Stato e regioni.
Quel che emerge però è che il nuovo modello previsto dal decreto prevede una perequazione tra comuni di tipo orizzontale e non più verticale: sono i comuni più ricchi che finanziano direttamente quelli più poveri e non lo Stato.
La Voce però solleva un problema interessante: l’incostituzionalità della perequazione orizzontale. L'Imu infatti dovrebbe essere un tributo proprio dei comuni, con tanto di autonomia di determinazione dell'aliquota, già prevista nel decreto. Come si fa a calcolare esattamente quanta parte del gettito Imu di un comune deve ritornare al fondo perequativo? E chi lo decide? Lo Stato, i comuni stessi, l'Anci?

Chi ci perde?

Sicuramente i comuni che hanno un fisco immobiliare particolarmente debole ed una dipendenza accentuata dai fondi statali. E’ il caso di Napoli, caratterizzata da un’ampia evasione fiscale in campo immobiliare e da un mercato del mattone poco vivace.
Un recente studio Astrid ha infatti dimostrato che i cespiti immobiliari producono un’entrata molto disomogenea da Comune a Comune, rendendo necessario un Fondo perequativo. Per ogni singolo Comune è stata calcolata la differenza fra il presunto gettito e l’attuale trasferimento, l’incidenza per abitante dell’attuale trasferimento e il calcolo presunto, sempre per abitante,del gettito dei tributi devoluti.

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