Cedolare secca al 20%: a chi conviene l'affitto?

Cedolare secca sugli affitti Corsa ad ostacoli in Parlamento per l’approvazione del fisco municipale. Il principale nodo da sciogliere riguarderebbe la cedolare secca sugli affitti. E’ infatti previsto per martedì 11 gennaio l’incontro tra il Ministro della semplificazione Calderoli e i relatori di maggioranza e minoranza sul decreto che assegna ai municipi la gestione del gettito dei tributi immobiliari. C’è chi mormora però che la tanto sbandierata cedolare sia del tutto inefficace per l’emersione degli affitti in nero (che causano all’erario un ammanco di 850 milioni di euro l’anno). Secondo uno studio dell’Ifel (Istituto per la finanza e l’economia locale) infatti, l’emersione del sommerso non arriverebbe, in molte realtà, neanche a pareggiare i conti con l’abbattimento dell’aliquota. Non sarebbe quindi paradossalmente conveniente.

Lo sconto fiscale
La buona notizia è che imminente l’approvazione della ormai super annunciata e mai applicata «cedolare secca sugli affitti» al 20%, la cattiva è che non si ancora quanto si dovrà attendere.

Il decreto legislativo in questione prevede la facoltà per i proprietari di immobili dati in locazione per uso abitativo di optare per la cedolare secca al posto dell'ordinaria tassazione sul reddito. Il prelievo sarà comprensivo anche delle tasse di registrazione e dei bolli del contratto d'affitto. La nuova imposta troverà dunque applicazione sull’intero importo del canone di locazione annuo, senza alcun abbattimento, e sostituirà:


  • l’imposta sul reddito (IRPEF) e le relative addizionali regionali e comunali;

  • l’imposta di Bollo sui contratti di locazione;

  • l’imposta di Registro sul contratto di locazione per i contratti a canone “concordato”, stipulati nei comuni ad alta tensione abitativa.

L’imposta sostitutiva potrà essere applicata anche ai contratti di locazione per i quali non sussiste l’obbligo di registrazione, perché di durata inferiore a 30 giorni nell'anno. Si ricorda infine che il reddito derivante dai contratti di locazione delle abitazioni non potrà essere inferiore alla rendita catastale dell’immobile rivalutata del 5%.

La cedolare conviene?
Uno sconto significativo per gli affittuari ma un onere per il municipio, questo quanto emerge dagli studi condotti. Se ora un proprietario che riscuote 700 euro mensili affittando un appartamento, ricavando un reddito annuo di 8400 paga 3300 euro di tasse se la sua aliquota IRPEF è del 42% (l’importo calcolato sull’85% del canone annuo). da quest'anno l’ammontare delle tasse potrebbe essere di 1680 euro, risparmiando 1620. E se sarà mantenuto l’attuale tetto di spesa dell’85%, il risparmio diventa ancora più consistente.

Sanzioni all’orizzonte
Da quest’anno, secondo quanto previsto dal disegno di legge, si inaspriranno anche le sanzioni in caso di omessa registrazione del contratto, con multe comprese tra il 120% e il 240% dell'imposta dovuta. Inoltre qualora il proprietario tenterà di fare il furbo facendosi firmare un contratto in bianco senza data, da registrare casomai solo in caso di dissapori con l'inquilino che paga in nero, quest'ultimo avrebbe un'arma in più, ossia il diritto a ottenere un affitto per quattro anni a decorrere dalla data di registrazione del contratto a un canone pari al minor importo tra quello pattuito e il triplo della rendita catastale.

Esclusioni
La legge esclude espressamente la possibilità di applicazione della cedolare del 20% alle locazioni di immobili effettuate da imprese o da enti non commerciali. Pertanto, le locazioni di fabbricati abitativi effettuate da imprese edili, o società immobiliari, non potranno fruire della tassazione sostitutiva al 20%, sia con riferimento agli immobili patrimonializzati, che agli immobili “merce”.

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