Turista da bisturi fai da te? Ahi, ahi, ahi

Sarà che oggi “apparire” diviene sempre più importante, sarà che – sebbene in tempi di crisi – la società attuale ci ha insegnato il disprezzo verso la rinuncia (anche del non necessario), sarà per molti motivi, fatto sta che una delle ultime, folli tendenze dei nostri giorni sembra essere quella del turismo estetico.

Turismo estetico, di che si tratta?
Negli anni scorsi si è abbondantemente parlato – anche su questo blog – dei viaggi verso l’Europa dell’Est alla ricerca di cure odontoiatriche a basso prezzo. Oggi, la ricerca del risparmio sembra avere investito anche il settore della chirurgia estetica, con agenzie di viaggi che propongono l’accoppiata vacanza+ ritocchino.

Perché allontanarsi dai confini nazionali per finire sotto il bisturi? Innanzitutto per risparmiare un po’ di euro (si corre, infatti, verso Paesi in cui i costi degli interventi sono inferiori a quelli praticati in Italia)... e per concedersi alle mani del chirurgo al riparo da occhi indiscreti. Volete mettere la soddisfazione di sentirsi dire, al ritorno: “Ma come ti ha fatto bene la vacanza. Ti vedo davvero rilassato/a, sembri ringiovanito/a!”.

Ma il gioco vale sempre la candela? Secondo gli esperti, il turismo estetico espone a qualche rischio.

Il prezzo del rischio
Sudafrica per un lifting (con annesso safari), Honduras e Giamaica per un piccolo interventino condito da tanto relax su spiagge dalle acque cristalline e, perché no?, Kenya, dove la clinica accetta prenotazioni provenienti direttamente dalla reception dell’albergo. Esiste un circuito turistico che – promettendo vacanze e bellezza a suon di risparmio – fa girare vorticosamente queste e altre mete.

I vantaggi monetari ci sono e sono sensibili: i prezzi degli interventi chirurgici sono più bassi di quelli italiani, ma lasciano spazio a numerose domande. Per semplice legge economica, infatti, è possibile che dietro tariffe più basse si nascondano materiali scadenti e minori sicurezza e preparazione del chirurgo. In fin dei conti, se il prezzo medio di una coppia di protesi della migliore qualità è di circa 1500 – 2000 euro, come è possibile far pagare 2.500-3.000 euro l’intero intervento?

A fronte del risparmio, si corre qualche rischio. Come sottolinea Pietro Lorenzetti, chirurgo plastico e direttore scientifico della clinica romana Villa Borghese, in questo discount della bellezza l’attenzione prestata al paziente è spesso scarsa: “La dimissione spesso avviene la sera stessa dell’intervento, i controlli post operatori sono al minimo. In Italia la prassi prevede controlli dopo 1 settimana, dopo tre e dopo due mesi, chi se ne occupa se il paziente è tornato a casa?”

Secondo l’esperto, inoltre, non sarebbero da sottovalutare i rischi di infezioni e complicazioni legati tanto a carenze igienico-sanitarie quanto alle caratteristiche intrinseche dei luoghi e del viaggio: “Il clima caldo umido di alcune località è assolutamente sconsigliato in molti interventi. Mettiamo nel conto poi un viaggio di ritorno di 8, 10, anche 14 ore: è noto che lunghi viaggi aerei favoriscono il rischio di trombosi venosa profonda”.

Insomma, la possibilità di incorrere in complicazioni c’è, così come il rischio di incappare nella beffa (da aggiungere al danno) di doversi sottoporre a un intervento correttivo una volta tornati in Italia (dovendo in questo caso sostenere un costo aggiuntivo sia in termini di stress sia economici).

Qualche consiglio
Chi nonostante tutto fosse deciso a prenotare le sue vacanze con bisturi, dovrebbe seguire almeno alcune precauzioni: informarsi sul nome del chirurgo che opererà, già prima della partenza, e controllarne la qualifica sul sito dell’Ipras, la Federazione Mondiale di Chirurgia Plastica (se possibile, informarsi anche sulla fama della clinica); verificare la legislazione vigente nel paese in tema di tutela del paziente in caso di chirurgia plastica ed estetica, e, infine, stipulare una assicurazione specifica.

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