Ruby e altre storie sull'Italia di oggi

Forse un domani – magari tra anni, magari tra decenni – riguarderemo indietro e troveremo assurdo ciò in cui siamo immersi. Forse giustificheremo tutto, bollando come “varietà” del mondo ciò che invece è evidente stortura. C’è qualcosa di perverso nell’Italia che galleggia in una delle peggiori crisi economiche dei tempi recenti: il Paese è ipnotizzato dal proprio basso ventre, non può (e forse non deve) fare a meno di blaterare su una mandria di giovani (giovanissime) ragazze scientificamente impegnate a raggiungere il benessere tramite la scorciatoia del proprio corpo. Nel frattempo, nel silenzio, il disfacimento del benessere di cui l’Italia ha goduto in passato scolpisce a suon di sofferenze i corpi e le anime di molte altre donne. Le Ruby dello Stivale sculettano scollacciate, trascinandosi verso un abbaglio di ricchezza, mentre altre persone – dai sogni altrettanto legittimi e forti – si trovano alle prese con aborti a volte motivati da difficoltà economiche.

Sulcis Iglesiente, Arcore è molto lontano
In tempo di crisi si rinuncia al superfluo: difficile sfuggire alla logica di questa massima di buon senso. Ma quanta logica occorre, quanto deve essere acuta la crisi, quanto sconfortante la sensazione di impotenza, quanto paralizzante la disperazione, perché superfluo diventi anche un figlio?

In casi simili, la risposta non è univoca e suona in accordo con le coscienze di ognuno. Secondo quanto riporta il Fatto Quotidiano, la crisi economica ha costretto molti a fare i conti con le proprie più profonde convinzioni – almeno nel Sulcis Iglesiente, distretto sud occidentale della Sardegna.

Racconta il quotidiano:

Avere un figlio, in certe situazioni, viene considerato un lusso che non ci si può permettere. Troppo rischioso pensare a una maternità quando l’incertezza la fa da padrona e, se ci si trova davanti a una gravidanza non programmata, il probabile lieto evento non è più tale. I dati sono eloquenti. Nel 2009, a livello provinciale, il numero complessivo di nascite (nei distretti ospedalieri di Iglesias e Carbonia) è stato pari a 881. Gli aborti sono stati, complessivamente, 344. Un tasso di abortività complessivo, rispetto alle nascite, pari al 39,05 per cento.

A confermare la correlazione tra l’altissimo tasso di aborti e il contesto socio-economico è anche il primario di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale Santa Barbara di Iglesias, Giuseppe Santeufemia, che a Il fatto quotidiano ha dichiarato:

“[...] non è più come succedeva trent’anni fa, quando l’aborto veniva considerato quasi un’alternativa alla contraccezione. A indicare che la relazione con la situazione di crisi è forte sono le stesse donne quando vengono da noi, ma ce lo dicono anche i dati Istat, dai quali si evince la correlazione tra emergenza economica delle regioni del sud Italia e il tasso di abortività”.

Un caso non solo italiano: così negli Usa...
Che esista una correlazione tra l’incidenza delle interruzioni di gravidanza e il livello di benessere economico è un’ipotesi corroborata anche da una ricerca svolta, sulla realtà statunitense, dal Guttmacher Institute, nota organizzazione no-profit attiva nel campo degli studi sulla salute riproduttiva e sessuale.

A richiamare i risultati delle ricerche del Guttmacher Institute è il magazine online cattolico La Bussola quotidiana. In un articolo, Marco Respinti commenta lo stato delle cose negli Stati Uniti, spiegando come il tasso d’incidenza degli aborti Oltreoceano sia andato calando costantemente tra il 2000 e il 2007 e sia cresciuto nel 2008, in corrispondenza dell’arrivo della recessione.

Dal punto di vista del magazine cattolico, buona parte della responsabilità di tale dinamica è da attribuire al mancato sostegno da parte del governo Obama a provvedimenti volti alla tutela della famiglia; nel mettere sotto indagine l’operato della nuova amministrazione, tuttavia, non si può evitare di far notare come un rapporto inversamente proporzionale tra il livello di ricchezza della società e la percentuale di aborti sia quantomeno ipotizzabile:

Il Guttmacher osserva che «il 27% delle donne che abortiscono hanno redditi compresi tra il 100 e il 199% della soglia di povertà nazionale» e che tre quarti delle donne che hanno abortito spiegano «che non possono permettersi un figlio». Il Foglio del 14 gennaio riporta il commento di Rachel Jones, ricercatrice del Guttmacher: «Una spiegazione è che le donne con poche possibilità economiche che si sono trovate con una gravidanza indesiderata nel mezzo della recessione, e che in altre circostanze avrebbero tirato la cinghia pur di far nascere il figlio, in quel momento hanno deciso per l’interruzione». Verissimo. E tragico.

... mentre in Spagna
Per vie diverse e opposte, anche in Spagna si sono recentemente registrati segnali che rendono lecito supporre l’esistenza di un legame tra ricchezza e natalità. Negli ultimi giorni del 2010, infatti, nel Paese iberico sono state molte le gestanti che hanno “accelerato i tempi” pur di potersi avvalere dei bonus-bebè di 2500 euro in vigore fino al 31 dicembre 2010 (il governo aveva già annunciato che le agevolazioni non sarebbero state prorogate nel 2011).

La voglia di bonus – come ha raccontato anche il quotidiano La Stampa – ha portato alcune donne a partorire “a tutti i costi” anche prima del termine, costringendo di riflesso qualche clinica privata ad assumere personale aggiuntivo durante le feste natalizie per far fronte alla domanda straordinaria.

Aiuti alla famiglia all’italiana
Nel nostro Paese, le famiglie che si allargano possono contare su alcuni sostegni offerti dalle pubbliche amministrazioni, sia a livello statale sia a livello locale.

A livello statale, per esempio, è stato istituito – presso il Dipartimento per le politiche della famiglia – il Fondo nuovi nati, volto a favorire l'accesso al credito delle famiglie con un nuovo figlio attraverso il rilascio di garanzie alle banche e agli intermediari finanziari. Grazie al Fondo, i genitori dei bambini nati o adottati negli anni 2009, 2010 e 2011, senza limitazioni di reddito, possono chiedere un prestito fino a 5000 euro da restituire entro 5 anni. Per dettagli burocratici e informazioni sulle banche aderenti all’iniziativa, si può consultare il sito internet appositamente predisposto.

In conclusione
Seguendo crisi economica, aborti, aiuti alla famiglia concessi e negati, siamo passati dall’Italia agli Stati Uniti, alla Spagna e di nuovo all’Italia. Ricordate da dove eravamo partiti? Se arrivati a questo punto il nome Ruby non vi dice più nulla, significa che siete tornati con i piedi per terra, immersi nelle sabbie mobili di una realtà non particolarmente brillante. Eppure la verità è che la giovane marocchina e la corte dei miracoli di cui stiamo apprendendo vizi e ambizioni e le donne che sono costrette a fare i conti davanti alla gravidanza fanno parte dello stesso mondo; di più, anzi, rappresentano le due facce di una stessa medaglia. Forse l’Italia è diventata un Paese in cui la mancanza di senso sociale ha concesso spazio a due aberrazioni opposte nel senso, ma di uguale tristezza: quella di giovani che pensano che il modo migliore per artigliare il futuro sia vendere il proprio presente e quella – ancor più dolorosa e sconsolante – di madri che in ragione del proprio presente “vendono” il futuro. La questione è questa: l’Italia è un Paese che ha perso la bussola e ciascuno è solo a modo suo. È triste, molto, che si parli d’altro.

  • shares
  • +1
  • Mail