Saldi, è flop!

Per una volta sono tutti d’accordo (caso più unico che raro in Italia): fino a questo momento i saldi invernali hanno fatto fiasco. Che le si guardi dalla parte dei consumatori o da quella dei commercianti, le svendite hanno mantenuto un andamento disastroso – facendo registrare risultati inferiori anche alle pìù infauste previsioni. Concordi sull’evidente contrazione dei consumi (le diverse ricerche giungono a stime che si discostano di qualche punto percentuale), le associazioni tornano a dividersi per quanto riguarda le ricette da seguire per uscire dalla secca e rilanciare l’istituto dei saldi.

Dati difficili da negare
L’analisi più impietosa sull’andamento dei saldi è quella svolta dai consumatori. L’Adoc con le sue rilevazioni ha accertato un calo delle vendite complessive pari al 18% rispetto al 2010. La ricerca dei consumatori entra nel dettaglio e – come spiega Carlo Pileri, presidente Adoc – registra “una diminuzione della spesa pari al 12% rispetto allo scorso anno, per un totale di appena 110 euro a persona. Male soprattutto le calzature, che segnano un meno 23% e l’abbigliamento di bassa qualita’ (meno 30%). Mentre l’abbigliamento di alta qualita’ segna un, seppure minimo, rialzo del 2% delle vendite, in crescita del 4% l’abbigliamento sportivo, grazie soprattutto alla stagione sciistica, con gli accessori come guanti e cappelli”.

Si tratta della solita associazione dei consumatori che piange lacrime ingiustificate? Difficile sostenerlo, se è vero che i conti dei commercianti portano a risultati non troppo distanti dalla realtà descritta dall’Adoc. Sull’edizione online capitolina de la Repubblica http://roma.repubblica.it/cronaca/2011/01/24/news/commercio-11579923/ , per esempio, Roberto Polidori, presidente di Federabbigliamento Confcommercio di Roma, afferma che: “Rispetto allo scorso anno si registra una flessione delle vendite intorno all'8%, con punte per alcuni articoli, come giacche, camicie, gilet e completi da uomo del 15%".

Sempre da la Repubblica, inoltre, apprendiamo la posizione di un altro rappresentante dei commercianti (Valter Giammaria, presidente di Confesercenti): “Sono passate le due settimane migliori del saldi e il nostro bilancio è nero, peggio di quello che pensavamo. Già a gennaio dell'anno scorso c'era stata una riduzione del 15-20% delle vendite rispetto al 2009, quest'anno, il calo si attesta su un ulteriore 15-20%. Nel biennio la flessione media è del 35%. Le vendite nel periodo dei saldi si stanno sempre più livellando sui mesi normali. Le file che inevitabilmente ci sono davanti alcuni grandi negozi del centro non possono essere il riferimento: a Roma – per esempio – esistono dalle 10 alle 12mila attività di abbigliamento, intimo e calzature".

Tante soluzioni a un unico problema
Il problema, dunque, c’è, è reale e certo. Come risolverlo? Dopo essersi stretti tutti al capezzale delle svendite, consumatori e commercianti (questi ultimi anche tra loro) propongono cure diverse per riportarle in salute.

I consumatori – per esempio – sottolineano il successo di qualche buona iniziativa (come i saldi dei negozi online, che secondo l’Adoc arrivano a proporre sconti anche del 50% e coinvolgono ormai un consumatore su tre) e chiedono che l’inizio delle svendite venga spostato a ridosso o subito dopo le festività natalizie, in corrispondenza con quanto avviene in altri Paesi.

Federabbigliamento-Confcommercio, dal canto suo, ritiene appropriato l’inizio delle svendite al termine delle festività e crede che spostare ancora oltre l’avvio dei saldi porterebbe a risultati di vendita disastrosi.

Analisi non condivisa da Confesercenti, convinta che la vera ricetta per dare appeal ai saldi sia riportarli a fine stagione.

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