Meglio i quadri delle azioni

La cultura non si mangia, Tremonti dixit qualche mese fa. L’opinione ministeriale, per quanto sommersa di polemiche, è certamente autorevole, eppure ci sono dati (rapporto Nomisma sul mercato dei beni artistici) che l’arte può essere un investimento più remunerativo di altri.

Tra arte e azioni
In tempi di crisi economica quali quelli che stiamo attraversando, agli investimenti si chiede soprattutto di ottenere buoni risultati in termini di rapporto di rischio-rendimento. Da questo punto di vista, svela il rapporto Nomisma, l’investimento in arte (nel periodo 1995-2010) si è dimostrato più remunerativo di quello in azioni, anche se non è riuscito a tenere il passo dell’oro.

Il reale valore dei quadri
Analizzando più precisamente l’andamento degli investimenti nel periodo 2006-2010, il Rapporto Nomisma ha evidenziato che un euro investito cinque anni fa ottiene risultati positivi solo dall'allocazione in oro (2,30 euro), in opere d'arte compravendute sul mercato internazionale (1,14 euro), nel segmento contemporaneo italiano (1,04 euro) e, infine, in immobili situati in una grande area urbana (1,02 euro). Rendimenti negativi, invece, sono stati registrati nei settori dell’arte moderna (0,82 euro), nel mercato borsistico italiano (0,60 euro) o statunitense (0,98 euro).

Non bisogna però lasciarsi prendere da facili entusiasmi, perché il mercato dell’arte non è un settore facile in cui investire e nasconde anzi numerose insidie. Secondo quanto rilevato da Nomisma, infatti, un conto è muoversi sul mercato internazionale, altro è farlo sul mercato nazionale; un conto è trattare opere moderne, altro opere contemporanee.

Nello specifico, il mercato internazionale dell’arte ha garantito un ritorno medio annuale positivo (1,1%), mentre sul mercato italiano le cose sembrano essere andate diversamente a seconda degli specifici frammenti di mercato. Il segmento dell’arte contemporanea ha garantito un rendimento medio annuale del +3,9% (l’oro ha fatto segnare un +4%); d’altro canto, però, chi ha investito nel mercato italiano d’arte moderna ha perso soldi (rendita media annuale -2,2%), limitando solo le perdite rispetto a chi si è mosso nello stesso periodo sul listino azionario di Piazza Affari (-6,3%).

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