Il federalismo “caro” alle imprese

Imu Non piacerà alle imprese l’Imu (imposta municipale unica), che, stando alle previsioni della Cgia di Mestre peserà sui bilanci mezzo miliardo di euro in più.

Stando a quanto stabilito dal decreto uscito nei giorni scorsi dalla bicamerale sul federalismo, l’Imu, a partire dal 2014, assorbirà l’Ici e l’Irpef sui redditi fondiari delle seconde case e sostituirà l’Ici sugli immobili strumentali (vale a dire i negozi commerciali, i laboratori artigianali, gli uffici e i capannoni industriali). Alla luce di questo cambiamento legislativo, la CGIA ha voluto capire quale sarà l’eventuale aumento/diminuzione delle tasse in capo alle imprese proprietarie degli immobili dove svolgono la loro attività imprenditoriale.

L’aliquota Imu - applicata agli uffici, ai negozi commerciali o ai capannoni produttivi presenti su tutto il territorio nazionale - sarà pari al 7,6 per mille. Per l’Ici, invece, si è deciso di far ricorso all’aliquota media nazionale applicata dai Comuni nel 2009, ovvero il 6,4 per mille.

Chi ci guadagna?

Se gli imprenditori saranno ulteriormente appesantiti dal carico fiscale (di circa 542 milioni, così suddiviso: 41,6 milioni di € in capo a negozianti e bottegai; 50,8 milioni di euro tra i liberi professionisti; 449,5 milioni di euro tra gli industriali e gli artigiani) dall’altra i comuni aumenteranno il gettito di 738 milioni di euro. In pratica si arriva a questa cifra sommando gli aumenti di gettito che le 3 categorie di proprietari subiranno dall’applicazione dell’Imu: 127,9 milioni di euro in capo ai proprietari di negozi; 82,6 milioni di euro per i proprietari di uffici e studi privati; 527,8 milioni di € per i proprietari di immobili ad uso produttivo.

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