I consumi degli italiani: dove si taglia, dove si spende, e quanto ci costerà la crisi libica

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In questi giorni sono usciti dei dati interessanti sui consumi degli italiani nel 2010. La CIA, la Confederazione italiana Agricoltori per esempio ha spiegato con dovizia di particolari che il nostro carrello della spesa è cambiato negli ultimi dodici mesi.

prodotti di prima necessita’ come il pane e la pasta calano rispettivamente in un anno del 2,6 per cento e dell’1,7 per cento. Ma cambia anche la tipologia di esercizio commerciale scelto: ci si orienta sempre piu’ spesso verso canali convenienti come i discount e si abbandonano invece le piccole botteghe di quartiere

Voi vi siete accorti di qualcosa di simile anche noi vostri consumi? Vediamo qualche altro dato dopo il salto, e vediamo anche quanto potrebbe costarci in prospettiva la crisi libica di queste settimane.

Nel quote qui sotto invece la CIA racconta nel dettaglio come cambiano i nostri menu, come cambiano la nostra spesa, le nostre cene. Piccole cose di tutti i giorni che abbiamo, almeno secondo quei numeri, lievemente modificato

la crisi costringe pure una famiglia su tre a modificare il menu’ quotidiano, tagliando sui generi alimentari per niente superflui: nel 2010 -osserva la Cia analizzando i dati Ismea- le stime parlano di una contrazione tendenziale della domanda di pane (meno 2,6 per cento) e di pasta (meno 1,7 per cento), di carni bovine (meno 4,4 per cento) e di prodotti ittici (meno 3,1 per cento), di vini e spumanti (meno 2,9 per cento), di frutta e agrumi (meno 1,8 per cento) e, in misura minore, di ortaggi e patate (meno 0,3 per cento). Una domanda piu’ vivace, invece, resta per il latte fresco (piu’ 2,1 per cento) e per l’olio d’oliva (piu’ 3,2 per cento). In crescita anche i consumi di uova (piu’ 1,1 per cento), pollo (piu’ 2,5 per cento), sostituti del pane come grissini e cracker (piu’ 4,6 per cento), latte e derivati (piu’ 0,3 per cento). Un vero e proprio exploit viene registrato dagli ortaggi di IV gamma (i freschi confezionati), che sono aumentati ben del 7,9 per cento

Ok: ma dove abbiamo speso quindi? Abbiamo speso in elettronica, tagliando magari su altro. Lo si legge sul Sole24Ore

risultano in crescita i prodotti non alimentari (+0,3%) – trainati da foto-ottica (+2,2%) ed elettrodomestici, tv, radio e registratori (+1,9%), mentre il calo maggiore spetta a informatica e tlc (-1,1%)

Semplificando: meno pane e più macchine fotografiche? Voi avete modificato i vostri consumi l’anno scorso? Che cosa avete cambiato, su cosa avete tagliato, se avete tagliato qualcosa?

Chiudiamo: i dati dello scorso anno non sono certo positivi: ma sempre il quotidiano di Confindustria inizia a fare i conti sui costi della crisi libica di queste settimane. Potrebbe trattarsi di un conto molto salato

La crisi libica potrebbe presentare nelle tasche degli italiani un conto di oltre 700 euro in un anno. Il calcolo potrà anche sembrare cinico adesso, ma in un momento in cui gli ultimi dati sui consumi mostrano un paese “a dieta” e che preferisce i discount per le spese alimentari la preoccupazione arriva anche a toccare il portafoglio. Secondo gli ultimi dati Istat la spesa per l’acquisto di beni energetici è di circa 300 euro mensili per famiglia. Se è vero che il prezzo del greggio è passato da meno di 100 a 120 dollari al barile, con un aumento del 20% – che secondo gli analisti sarà destinato a crescere – allora la matematica dice che ogni mese saranno necessari circa 60 euro in più per fare fronte alla spesa energetica. Moltiplicando per 12 si arriva a 720 euro

Foto | Flickr

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