Che succede con il rialzo dei tassi Bce all'1,25%


Ieri la Banca centrale europea, come ampiamente previsto, ha deciso un aumento del tasso base dall'1 all'1,25%: il presidente della Bce Jean Claude Trichet ha spiegato che il rialzo serve a tenere a bada l'inflazione, ma che comunque anche così i tassi restano molto bassi. Ma che succede in pratica per tutti noi?

Il primo pensiero corre subito ai mutui, specie quelli a tasso variabile. Secondo la Cgia di Mestre le famiglie italiane che hanno un mutuo casa sottoscritto a tasso variabile si troveranno a pagare in media 132 euro in più: onestamente non ho capito se intendano all'anno o calcolando tutta la durata del mutuo.

In ogni caso non è proprio vero che l'aumento deciso dalla Bce ha un impatto diretto sui mutui: la maggior parte di essi, infatti, è legata al tasso Euribor che si muove secondo le previsioni del mercato, ovviamente con un occhio attento alle dinamiche di Francoforte, ma in modo autonomo. Infatti, chi ha un mutuo in corso - magari collegato all'Euribor mensile - si sarà già accorto di un aumento: la decisione della Bce era ampiamente prevista e il mercato l'aveva già incorporata.

Date le parole di Trichet - secondo cui questo non è automaticamente il primo di una lunga serie di rialzi - non è detto che gli aumenti si debbano susseguire e in realtà uno 0,25 non comporta un aggravio importante; piuttosto bisognerà stare attenti agli spread applicati dalle banche e vigilare che non vengano ritoccati all'insù di pari passo con l'aumento dei tassi. Mentre questi, infatti, salgono e scendono nella vita di un mutuo lungo, lo spread rimane sempre lo stesso ed è bene accertarsi che non sia troppo alto.

Chi ha qualche soldo da parte, invece, dia un'occhiata alle nuove offerte dei conti deposito che dovrebbero ritoccare all'insù le remunerazioni in linea con l'aumento del tasso. Può essere l'occasione per spuntare condizioni un po' più favorevoli.

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