Ferie illimitate, orari flessibili: l'esperimento in Germania


Lavorare sì, ma alle proprie condizioni e secondo le proprie possibilità ed esigenze. Gli 8000 operai, tecnici e impiegati della Trumpf, azienda leader nel campo dei macchinari laser ad alta precisione guidata dall'eccentrica signora Nicola Leibinger-Kammueller potranno decidere quanto lavorare con una libertà pressoché totale. Obiettivo? Migliorare la loro soddisfazione e la loro produttività.

Altro che 40 ore settimanali, spazzata via in un solo colpo la vecchia battaglia sulle 35 ore che nell'occidente pre-crisi finanziaria animava il dibattito in tutta Europa (Italia compresa), i dipendenti Trumpf potranno creare il proprio orario di lavoro e pianificare ferie, pause, persino un anno sabbatico. Non dovranno più temere l'alienante routine dei turni da 8 ore su 5 o 6 giorni settimanali per tutta la vita, potranno rimettere al centro il loro benessere e le proprie necessità senza essere penalizzati o espulsi dal processo produttivo.

A partire dal primo luglio ogni dipendente dovrà comunicare all'azienda quale orario di lavoro preferisce secondo dei modelli che vanno dalle 15 alle canoniche 40 ore settimanali, una scelta che potranno modificare ogni due anni pianificando fasi nuove nella loro vita. Ognuno di loro avrà la possibilità di accreditare fino a 1000 ore di lavoro in uno speciale "conto ferie" che potranno poi utilizzare per prendere permessi, per fare formazione volontaria o, semplicemente, per andare in ferie anche per sei mesi filati.

In un anno solare si potrà scegliere di lavorare per sei mesi a metà stipendio e non presentarsi per i successivi sei sempre a metà stipendio. Il tempo libero, finito per essere appannaggio esclusivo dei lavativi e dei fannulloni, diventa un valore aggiunto per l'azienda che ti paga per lavorare. Uscire dalla logica dei rigidi contratti nazionali non per chiedere più sacrifici ai dipendenti, ma per chiedergli se e come vogliono riprendere in mano la loro vita pianificandola secondo bisogni personali percepiti nella nostra orrenda normalità come degli ostacoli al successo di un'azienda.

Visti da qui in un periodo nel quale ai lavoratori italiani si chiede di più, pena la chiusura di fabbriche e stabilimenti e il trasferimento della produzione in Asia e in Europa dell'Est, questi tedeschi non sono mai sembrati tanto fortunati e alieni.

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