Condono: quando gli (ex) evasori non pagano


Incredibile, ma vero. La Corte dei Conti ha lanciato l'ennesimo allarme su un considerevole importo non ancora riscosso dallo Stato ed è una notizia che suona come una beffa per i contribuenti fedeli. Il condono fiscale ed edilizio del 2003, immaginato dal Ministro Tremonti, ha portato nelle casse dell'erario soltanto 910 milioni di euro a fronte dei 5.117 previsti. Questa cifra, sono oltre 5 miliardi di euro che sarebbero (oggi ancora di più) una manna per le casse dello Stato italiano, era già stata ridotta dagli originari 6.3 miliardi grazie ad alcuni sgravi per un ammontare complessivo di 1.1 miliardi.

Un'autentica vergogna nei confronti della quale il Governo (incidentalmente lo stesso che aveva disposto la sanatoria) non sembra in grado di fare nulla. Gli evasori hanno sfruttato la norma a loro vantaggio, una norma con un buco enorme. Era infatti sufficiente rateizzare gli importi dovuti e pagare la prima rata per vedere decadere le loro questioni pregresse con il fisco, anche dal punto di vista della giustizia penale.

I "furbetti" (d'altra parte si tratta di contribuenti infedeli reo confessi) hanno sfruttato il "buco" versando soltanto una rata prima di divenire nuovamente "latitanti" e salvandosi da eventuali processi penali e dalle pesanti sanzioni previste in assenza del condono. E ora? Semplicemente attendono la prossima sanatoria, gli altri continuano a pagare le tasse anche per loro.

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