Obama contro la tecnologia: "Fa perdere posti di lavoro"

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Il presidente Obama ha le idee chiare: “Ci sono alcuni problemi strutturali nella nostra economia, molte aziende hanno imparato a diventare molto più efficienti utilizzando meno lavoratori. Tu lo vedi quando vai a una banca e utilizziamo un bancomat, non si va da un cassiere di banca, o quando in aeroporto utilizzi un chiosco automatico per fare il check-in“.

I neoliberisti trasecolano, il più classico dei pregiudizi dei vetero socialisti in bocca al presidente degli Stati Uniti d’America. L’automazione della produzione e dei servizi, quello che siamo abituati a chiamare “progresso”, sarebbe un fattore determinante per l’esplosione della disoccupazione. Il professor Roberts sul Wall Street Journal respinge l’accusa al mittente riportando la storiella del viaggio in Asia di Milton Friedman.

Il celebre economista venne invitato a visitare un cantiere e domandò sorpreso la ragione della mancanza di macchinari per lo scavo. Gli venne risposto che utilizzando le pale si potevano far lavorare più operai, anche se i lavori rallentavano. La sua risposta rimane negli annali: “Allora perché non li fate scavare con dei cucchiai“?
La soluzione secondo Roberts? Smetterla di incolpare l’innovazione perché la crisi economica parte dal pasticcio dei mutui subprime e ridare fiducia nel futuro delle aziende, tutte perfettamente in grado di creare nuovi posti lavoro a sufficienza per assorbire la disoccupazione proprio grazie al progresso e alle nuove opportunità che l’automazione crea per il mercato. Quando scopriremo chi ha ragione sarà probabilmente troppo tardi, ma è antistorico pensare che sia possibile arrestare il “progresso”.

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