IRAP: la chimera dell'abolizione, ora il termine è il 2014


L'Irap è certamente fra le tasse più odiate dai contribuenti. Come noto l'imposta regionale sulle attività produttive colpisce il valore netto della produzione di ogni impresa al lordo dei costi per il personale. Dai tempi della sua istituzione, il 1997 con il primo Governo Prodi, è stata costantemente al centro del dibattito politico.

Divenuto uno dei principali argomenti di propaganda contro "Dracula Prodi", la sua abolizione non è mai stata portata a termine da nessuno schieramento, nemmeno dal Ministro Tremonti che pure ha guidato il dicastero per l'economia per molti anni. Il problema è semplice: l'Irap rende tanti, tantissimi soldi. L'imposta proporzionale al fatturato, non all'utile effettivo, vale ogni anno per il bilancio delle regioni qualcosa come 40 miliardi di euro e per dare un'idea copre il 40% circa della spesa sanitaria.

Pensare di abolirla comporterebbe una gravosissima razionalizzazione della spesa pubblica, eppure periodicamente subiamo l'annuncio di un'imminente cancellazione. Negli ultimi anni, complice la situazione dei conti pubblici decisamente complessa, sono più i politici che "chiedono" di abolirla che quelli che sembrano disposti a farlo sul serio. Ora, in contemporanea con le voci che descrivono la bozza della riforma fiscale, filtrano puntuali delle indiscrezioni che stabilirebbero nel 2014 un nuovo termine per l'abolizione "progressiva" dell'IRAP. Sarà l'ennesimo buco nell'acqua?

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