Il Commercialista aiuta l'evasore? Rischia l'associazione a delinquere


Non più il semplice "concorso in reati fiscali". Il commercialista che aiuta e coordina i propri clienti per attuare, nel corso degli anni, una sistematica evasione fiscale rischia di essere condannato per "associazione per delinquere". La rivoluzionaria sentenza della Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale di un professionista che per anni aveva partecipato attivamente alle operazioni di evasione fiscale dei suoi clienti.

Sul punto la Corte territoriale evidenzia la durata della attività criminosa, circa sei anni, svolta con modalità costanti, elemento questo connotante la stabilità dell'accordo tra i correi, che esclude che la condotta dei prevenuti possa configurare una ipotesi di concorso di persone in reati fiscali, come sostenuto dalla difesa. Il criterio distintivo, infatti, tra il delitto di associazione per delinquere e il concorso di persone nel reato continuato si fonda nel carattere dell'accordo criminoso, che, nella seconda ipotesi, si concretizza in via meramente occasionale e accidentale, essendo diretto alla commissione di uno o più reati determinati, con la realizzazione dei quali si esaurisce l'accordo dei correi; mentre nella prima, l'accordo criminoso risulta diretto alla attuazione di un più vasto programma criminoso, per la commissione di una serie di delitti, con la permanenza di un vincolo associativo tra i partecipanti, ciascuno dei quali ha la costante consapevolezza di essere associato alla attuazione di detto programma, anche indipendentemente e al di fuori della effettiva commissione dei singoli reati.

Nel nostro paese i consulenti fiscali non sono obbligati a denunciare i tentativi di eludere il fisco dei propri clienti, al contrario (se evitiamo una pelosa ipocrisia) diventa praticamente inevitabile per un professionista prestare le proprie capacità ad un'opera sistematica di attenuazione dei carichi fiscali. Questa sentenza rischia di cambiare questa abitudine?

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