Lavoro: 76 mila posti a rischio al rientro dalla ferie

La crisi economica è finita o no? Gli esperti sono divisi, le fluttuazioni dei mercati finanziari sono troppo rilevanti in questi giorni per non ipotizzare che la crisi economica è destinata a durare, se non ad aggravarsi. Lo conferma indirettamente anche la Cgia che ha elaborato una previsione sull'occupazione per i prossimi mesi, in particolare da settembre in avanti. I posti di lavoro a rischio in Italia sarebbero 76 mila:

Nel terzo trimestre di quest'anno stimiamo che potrebbero essere 76.000 i posti di lavoro a rischio in Italia. Un numero preoccupante, anche se inferiore ai 98.000 persi nello stesso trimestre del 2010 e agli 82.000 del 2009. Infatti, le cose, anche se molto lentamente, stanno migliorando. Il tasso di disoccupazione medio nel 2011 si dovrebbe attestare all'8,2%. Rispetto al 2010, la riduzione potrebbe essere dello 0,2%. Con la probabile perdita di questi 76.000 posti di lavoro a pagare il prezzo più alto saranno ancora una volta le fasce più deboli del mercato del lavoro. Mi riferisco ai giovani, alle donne e agli stranieri. Tutte e tre queste categorie hanno raggiunto tassi di disoccupazione molto elevati. I primi il 29,6%, le seconde il 9,6% ed i terzi il 12,1%.

I segnali sembrano positivi rispetto all'ultimo biennio, ma la sofferenza dei lavoratori extracomunitari è sempre più evidente, al punto da suggerire una riduzione delle quote d'ingresso per il prossimo anno:

Se la crisi economica ha colpito indistintamente tutti gli effetti più preoccupanti, però, si sono abbattuti sugli immigrati. La perdita dell'occupazione, infatti, ha compromesso la presenza regolare nel nostro Paese di migliaia e migliaia di persone, con conseguenti ricadute sociali molto negative. Gli extracomunitari, costretti a lavorare per poter essere in regola con il permesso di soggiorno, hanno però dimostrato di essere più dinamici degli altri nella ricerca di un nuovo posto di lavoro, spesso accontentandosi di ricoprire ruoli professionali di bassa qualifica. Alla luce di questa situazione, e' necessario rivedere al ribasso il numero dei nuovi ingressi, privilegiando il reinserimento nel mercato del lavoro degli stranieri che da anni sono presenti nel nostro territorio.

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