Crisi economica e riforma dello Statuto dei lavoratori

Nella conferenza stampa convocata venerdì 5 agosto Tremonti ha enunciato l'intenzione di modificare lo Statuto del Lavoro, è davvero una riforma necessaria?Nella conferenza stampa convocata venerdì 5 agosto, Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti hanno snocciolato ai giornalisti i 4 punti della loro ricetta per uscire dalla crisi, tra i quali la riforma dello Statuto del lavoro, affermando che "uno dei pilastri sarà la riforma del lavoro. C'è un testo importante già elaborato, sarà presentato alle parti sociali per essere portato al Senato". Proprio alla riforma dello Statuto dei lavoratori, e più precisamente al famigerato Statuto dei Lavori ha fatto riferimento Tremonti.

La bozza si compone di due articoli: il primo di conferimento della delega al governo e il secondo che ne esplica le modalità.
Compaiono poi tutti i cavalli di battaglia del ministro: una soglia minima di diritti per tutti e poi il resto: sussidiarietà, enti bilaterali, compatibilità economiche, variabili geografiche e settoriali.

"Il principio fondante lo Stauto dei lavori è assolutamente inaccettabile e cioè quando stabilisce che i diritti debbano discendere dalla tipologia di impiego. E' un assunto per noi assolutamente non accoglibile", hanno subito affermato dalla CGIL.

"La cosa devastante in quel progetto, oltre il nulla di cui sono composte le due paginette scarse, è la previsione del tutto ideologica che è la riduzione del 50% della legislazione del lavoro e la derogabilità, tolti i diritti definiti dalle convenzioni internazionali, a qualunque livello. Un fatto che potrebbe scatenare una corsa verso il basso perché ad ogni derogabilità di una azienda corrisponderà una pressione proveniente da un'altra azienda per avere più derogabilità rispetto alla prima". Insomma, continua la CGIL, "si produrrà un modello dove vince chi deroga di più determinando un inaccettabile assetto sociale che fa a pugni con qualunque ipotesi di autonomia del diritto rispetto alle eleggi della concorrenza".

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