Manovra di Ferragosto, un vademecum sulle (non) liberalizzazioni

La manovra di Ferragosto ha introdotto alcune norme sulla liberalizzazioni delle attività economiche. In realtà, leggendo l'articolo 3, si tratta, purtroppo, dell'ennesima occasione mancata
L'art. 3, comma da 6 a 11, della manovra di Ferragosto esordisce specificando che l'accesso alle attività economiche e il loro esercizio si basano sul principio di libertà di impresa e di garanzia della concorrenza. Tutte le restrizioni in materia di accesso ed esercizio delle attività economiche sono abrogate (a parole?) quattro mesi dopo l'entrata in vigore del presente decreto.

La norma poi chiarisce cosa debba intendersi per restrizioni: la limitazione, in forza di una disposizione di legge, del numero di persone che sono titolate a esercitare una attività economica in tutto il territorio dello Stato o in una certa area geografica attraverso la concessione di licenze o autorizzazioni amministrative per l'esercizio, senza che tale numero sia determinato, direttamente o indirettamente sulla base della popolazione o di altri criteri di fabbisogno (pertanto saranno ancora legittime le limitazioni per i notai, farmacisti, ect.).

L'attribuzione di licenze o autorizzazioni all'esercizio di una attività economica solo dove ce ne sia bisogno secondo l'autorità amministrativa (quindi esclusi gli ordini degli avvocati, ingegneri, ect.?) si considera che questo avvenga quando l'offerta di servizi da parte di persone che hanno già licenze o autorizzazioni per l'esercizio di una attività economica non soddisfa la domanda da parte di tutta la società con riferimento all'intero territorio nazionale o a una certa area geografica.

Cade il divieto di esercizio di una attività economica al di fuori di una certa area geografica e l'abilitazione a esercitarla solo all'interno di una determinata area; l'imposizione di distanze minime tra le localizzazioni delle sedi deputate all'esercizio della professione o di una attività economica; il divieto di esercizio di una attività economica in più sedi oppure in una o più aree geografiche; la limitazione dell'esercizio di una attività economica ad alcune categorie o divieto, nei confronti di alcune categorie, di commercializzazione di taluni prodotti; la limitazione dell'esercizio di una attività economica attraverso l'indicazione tassativa della forma giuridica richiesta all'operatore; l'imposizione di prezzi minimi (è stato però reintrodotto i minimi tariffari per gli avvocati).

Tuttavia, singole attività economiche possono essere escluse, in tutto o in parte, dall'abrogazione delle restrizioni In tal caso, la suddetta esclusione può essere concessa, con Dpcm, sentito Tesoro e Autorità per la concorrenza e il mercato, entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge. Purchè, però: la limitazione sia funzionale a ragioni di interesse pubblico; la restrizione rappresenti un mezzo idoneo, indispensabile e, dal punto di vista del grado di interferenza nella libertà economica, ragionevolmente proporzionato all'interesse pubblico cui è destinata; la restrizione non introduca una discriminazione diretta o indiretta basata sulla nazionalità o, nel caso di società, sulla sede legale dell'impresa.

La riforma è una riforma di facciata e vuota, secondo molti, poichè i principi generali, giusti, non troveranno mai una applicazione concreta, viste le numero eccezioni, ma sopratutto in quanto gli stessi soggetti interessati (ordini) dovranno darne applicazione e interpretazione; in altre parole, tutto si cambia perchè rimanga uguale.

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