Il piano lavoro del governo Letta criticato da Squinzi

Il leader di Confindustria Giorgio Squinzi sul miliardo per fare ripartire l'occupazione: "È certamente un inizio ma non è sicuramente una cifra esaustiva".

Un miliardo di euro per far ripartire l'occupazione è poca cosa. Parola di Giorgio Squinzi. Il presidente di Confindustria - nel corso dell'assemblea di Federchimica a Milano - ha commentato il piano lavoro del governo Letta, che mercoledì approderà in Consiglio dei ministri:

"è certamente un inizio ma non è sicuramente una cifra esaustiva".

Infatti, secondo Squinzi:

"per poter davvero far ripartire l'occupazione giovanile bisogna anzitutto creare lavoro e il lavoro lo crea se si ritrova la crescita. Quindi non sarà una cosa immediata e non è con un incentivo che la situazione cambierà".

Purtroppo, ha aggiunto il numero uno di viale dell’Astronomia:

"ogni giorno ci sono centinaia di casi di crisi al ministero dello Sviluppo economico ed ecco perciò che prima bisogna cambiare il clima del Paese a far ripartire la crescita proprio puntando sulle imprese e soprattutto quelle manifatturiere. Il problema poi dell'occupazione giovanile si risolverà automaticamente".

Cosa prevede questo primo pacchetto lavoro studiato dal ministro del Welfare Enrico Giovannini in modo da avere qualcosa di politicamente spendibile per il Consiglio europeo del 27 e 28 giugno prossimi?

Come spiega lo stesso ministro oggi all’Unità il piano è focalizzato sulla decontribuzione dei nuovi contratti a tempo indeterminato, rivisitazione dei servizi per l’impiego, nuova flessibilità in entrata. Dice Giovannini:

“Nell’ambito di una legge di Stabilità già predeterminata da governo e parlamento precedenti è difficile affrontare temi come quello del cuneo fiscale o altre misure più pesanti sul piano finanziario. (...) Nella seconda parte del 2013 è probabile che servano risorse aggiuntive".


Però:

“il meccanismo degli ammortizzatori in deroga (Cig, ndr) non può durare all’infinito, perché è molto costoso e non risolve i problemi dell’occupazione”.

Nel piano lavoro, continua il ministro:

“c’è la riforma dei servizi all’impiego, ma anche questo tema non può risolversi in poche settimane”.

Il governo Letta, sia chiaro, non vuole certo incentivare la precarietà:

“nella situazione attuale di recessione e con una ipotetica ripresa ancora molto fragile, è difficile immaginare che le imprese assumano a tempo indeterminato senza incentivi. Ciononostante l’impegno del governo è a favore del lavoro a tempo indeterminato ed è per questo che contiamo di incentivare solo le assunzioni a tempo indeterminato che aumentano l’occupazione, cioè non quelle che trasformano contratti ma che creano nuovi posti”.

In soldoni, un miliardo di euro di risorse saranno dirottate su questi primi provvedimenti dai fondi europei per l'occupazione giovanile e da quelli per il contrasto della povertà nel Sud. Il piano prevede l’impiego di questi soldi per ridurre il carico fiscale a favore delle imprese che assumono under 30, si parla di nuove assunzioni e non di stabilizzazione di contratti precari già in essere. Il taglio del cuneo fiscale è per ora rinviato all’autunno, quando sarà varata la legge finanziaria.

Nel dettaglio, del miliardo immediatamente disponibile 500 milioni andranno alla decontribuzione dei neo assunti a tempo indeterminato nel Sud, una misura che potrebbe estendersi fino al 2015 per un obiettivo di 50.000 nuove assunzioni. Altri 400 milioni saranno divisi in due parti uguali e serviranno per i nuovi tirocini e per il rifinanziamento della legge sull'imprenditorialità giovanile. 100 milioni sono infine destinati a cooperative del terzo settore formate soprattutto da giovani. L'impatto sull'occupazione di queste prime misure dovrebbe concretizzarsi nella creazione di 70.000 nuovi posti di lavoro mentre si starebbe studiando una misura che permetterebbe di stabilizzare gli assunti a tempo determinato.

© Foto TM News

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