Derivati, Tesoro: nessun rischio per i conti dell'Italia

L'Italia rischierebbe perdite per 8 miliardi di euro su contratti derivati ristrutturati dal Tesoro l'anno scorso, in piena crisi dell'area euro. Nessun commento ancora dal MEF.

13.52 - Il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni è direttamente intervenuto sull'allarme derivati, nella conferenza stampa a margine del Consiglio dei ministri di stamattina. Il titolare di via XX settembre ha chiarito che non c’è nessuna perdita" e "nessun aggravio dei conti pubblici". C'è stato solo "un grande malinteso" dovuto alla complessità della materia. E la stessa Corte dei Conti, che ha ricevuto tutti i dati richiesti per i controlli periodici, in una nota nega di avere fatto quantificazioni su possibili perdite legate alla rinegoziazione del contratto.

Arriva la nota ufficiale del Tesoro in merito alle notizie di stampa relative al rischio di perdite per 8 miliardi sui derivati:

"Non esiste alcun pericolo per i conti dello Stato. È assolutamente priva di fondamento l'ipotesi che la Repubblica italiana abbia utilizzato i derivati alla fine degli anni Novanta per creare le condizioni richieste per l'entrata nell'euro".

Eurostat, precisa il Tesoro, ha sempre confermato la regolarità di queste operazioni.

Derivati: l’Italia rischia perdite per 8 miliardi

L'Italia rischia perdite per più di 8 miliardi di euro per contratti derivati ristrutturati dal Tesoro nel 2012. Questo secondo il Financial Times che oggi scrive di aver visionato la relazione del Tesoro Italiano sul debito pubblico, inviata alla Corte dei Conti all’inizio del 2013 .

Anche Repubblica ha preso visione del documento e scrive che tali contratti, una dozzina (8 secondo il FT), erano stati stipulati negli anni Novanta, anche con lo scopo di far entrare l’Italia nell'Euro. Sulla base di un’elaborazione del Tesoro la perdita potenziale per l'Italia ammonterebbe a 8,1 miliardi, il 25% e più dei 31,7 miliardi di valore degli strumenti di copertura di tassi e di cambio del debito ristrutturati.

Sempre nella relazione del Tesoro secondo Repubblica si citerebbe la chiusura di un derivato con banca Morgan Stanley a gennaio 2012 che sarebbe costato all'Italia circa 3 miliardi. Per il quotidiano inglese invece il rapporto fa riferimento solo alle:

"transazioni e all'esposizione sul debito nella prima metà del 2012, inclusa la ristrutturazione di otto contratti derivati con banche straniere dal valore nozionale di 31,7 miliardi di euro. Il rapporto lascia fuori dettagli cruciali e non fornisce una quadro completo delle perdite potenziali dell'Italia. Ma gli esperti che lo hanno esaminato hanno detto che la ristrutturazione ha consentito al Tesoro di scaglionare i pagamenti dovuti alle banche straniere su un periodo più lungo ma, in alcuni casi, a termini più svantaggiosi per l'Italia".

Il documento non fa i nomi delle banche né fornisce altri dettagli sui contratti originali:

"ma gli esperti ritengono che risalgano alla fine degli anni 1990. In quel periodo Roma aggiustava i conti con pagamenti in anticipo dalle banche per centrare gli obiettivi di deficit fissati dall'Unione Europea per i primi 11 paesi che volevano aderire all'euro. Nel 1995 l'Italia aveva un un deficit di bilancio del 7,7%. Nel 1998, l'anno cruciale per l'approvazione del suo ingresso nell'euro, il deficit si era ridotto al 2,7%".


Addirittura la Corte dei Conti, aggiunge il FT, lo scorso aprile avrebbe inviato la Guardia di Finanza al Tesoro per venire in possesso dei contratti di stipula dei derivati in questione originali, ma non sarebbero stati mostrati. Nessun commento ancora dalla magistratura contabile ed dal MEF

Ma cosa sono i derivati? Sono titoli il cui valore dipende da altre variabili. Sono prodotti finanziari ad alto rischio e che sfuggono a qualsiasi controllo salvo rispuntare fuori quando arriva il conto da pagare, come sembrerebbe sia successo in questo e altri noti casi. In pratica un derivato è uno strumento utilizzato per compensare i rischi conseguenti a un contratto sottostante. Con la crescita dei mercati ne sono stati creati dei più diversi: sulle oscillazioni delle valute o dei tassi d'interesse, sul rischio di fallimento di di uno Stato o azienda, sui mutui (ricordate la crisi dei subprime in Usa), su titoli di debito. I derivati sono oggi sempre più utilizzati per speculare su prospettive e scenari futuri: riducono l'entità della potenziale perdita spostando il rischio su altri soggetti. Vengono infatti inseriti, nascosti, in prodotti finanziari di vario genere, molto spesso a scapito di ignari sottoscrittori.

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