Ci si può ribellare all'affitto nero?

Ci si può ribellare all'affitto nero?In Italia, l’affitto in nero non è una rarità. Una piaga da accettare con rassegnazione? Il D.lgs n. 23 del 14 marzo 2011 (quello che ha introdotto la cedolare secca, per intenderci) ha fornito agli inquilini non in regola qualche arma in più per fare valere i propri diritti.

La legislazione italiana e il fisco non sono mai state propense a considerare completamente nullo l’affitto in nero. Già negli anni passati, infatti, a fronte di un affitto in nero, era possibile pretendere la registrazione del contratto, con il fisco che aveva facoltà di esigere somme a titolo di versamento di imposte e sanzioni.

Sulla scorta del decreto legge del marzo scorso, l’inquilino che oggi affitta una casa in nero ha oggi maggiori mezzi e convenienza a denunciare la propria situazione per ottenere la messa in regola del rapporto d’affitto. Innanzitutto, la registrazione del contratto può essere portata avanti anche dal solo inquilino, anche in assenza del contratto stesso allegato, costringendo poi il proprietario di casa a rimbosargli la metà dell’importo.

Denunciare di essere affittuari in nero avrà per l’inquilino una certa convenienza: potrà infatti ottenere come “ricompensa” un canone di locazione bassissimo e con durata del contratto di 4 anni più 4 a partire dalla data di registrazione.

Uscire alla luce del sole, però, può non essere semplicissimo. Al coinquilino, infatti, spetterà provare l’esistenza del contratto. Impresa non semplicissima, se si considera che gli affitti in nero molto spesso sono regolati da accordi non scritti, ma orali.

Senza nulla di definito in mano, l’unica strada per arrivare alla regolarizzazione dell’affitto sembra rimanere quella di fare causa al proprietario, portando prove dei versamenti effettuati. In questo caso, tuttavia, l’inquilino dovrà mettere in conto due costi: le spese legali del procedimento giudiziario; l’eventuale esito sfavorevole della sentenza.

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