Fitch conferma il rating degli Stati Uniti: tripla A con outlook negativo

La conferma del rating AAA riflette i "forti fondamentali economici e di credito" ma le prospettive di medio-lungo periodo restano incerte.

L’agenzia di rating Fitch con base a New York conferma la tripla A per gli Stati Uniti anche se l’outlook resta negativo ed entro la fine del 2013 l’agenzia si riserva di procedere a un'ulteriore revisione del rating americano.

La conferma del giudizio AAA riflette:

"i forti fondamentali economici e di credito, inclusi lo status del dollaro come valuta di riserva di riferimento e i progressi effettuati nella riduzione del deficit e del debito”.

Ma alle viste, in una prospettiva economico-finanziaria di medio lungo periodo, i rischi non mancano e l’outlook negativo si spiega con la:

"continua incertezza sulla prospettiva di ulteriori misure necessarie per ridurre l’indebitamento del governo nel medio lungo periodo”.

Fitch calcola una crescita del Pil Usa del 2,8% nel 2014 e una crescita media del 3% fra il 2015 e il 2017. La ripresa economica americana si sta rafforzando, le massicce iniezioni di liquidità immesse nel sistema da parte della Federal Reserve stanno cominciando a dare i loro frutti anche sull’economia reale, ragion per cui il programma di acquisto di bond (da 85 miliardi di $ al mese) da parte della Banca centrale americana potrebbe indebolirsi già a settembre.

Gli States di recente hanno perso la tripla A di Standard & Poor’s a causa delle difficoltà nell’ultima trattativa al Congresso per aumentare il tetto del debito ed evitare quindi ripercussioni sull’economia in ripresa. Fitch avverte: se nei prossimi mesi il Congresso non troverà un accordo gli Usa rischiano il downgrade.

Le agenzie di rating per gli Stati valutano i titoli del debito sovrano in base a quanto un Paese dimostra di sapervi fare fronte. Da tempo al centro di polemiche sul loro potere, sulla loro effettiva terzietà, e finite al centro di inchieste giudiziarie, dal 20 giugno per le agenzie di rating sono scattate nuove regole che le obbligano a una maggiore trasparenza e responsabilità nel formulare i loro giudizi sull’affidabilità finanziaria, sul merito creditizio e dunque in ultima istanza sul rischio solvibilità di uno Stato.

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