Contrasto di interessi per la detraibilità degli scontrini fiscali. Ma funzionerà?

Presto in Parlamento verrà discusso il provvedimento, appoggiato da tutti i partiti


Potrebbe essere la volta buona per l'approvazione del cosiddetto "contrasto di interessi", cioè la possibilità di scaricare nella dichiarazione dei redditi tutte le spese certificate, come la fattura dell'idraulico o del carrozziere, o le parcelle dei professionisti. Una misura che cambierebbe radicalmente il fisco e che è vista come un modo per combattere il "sommerso": l'espressione 'contrasto di interessi' si riferisce infatti a quella situazione per cui a una parte conviene richiedere la fattura e all'altra fare tutto "in nero". Al contrario di quanto accade ora, quando spesso è convenienza di entrambe le parti non fatturare in cambio di uno sconto.

La misura era stata inserita – non senza discussioni – nella delega fiscale che il governo Monti aveva presentato a novembre, ma la caduta dei tecnici aveva bloccato tutto. Ora il governo Letta ci riprova, e in Parlamento sembra avere una maggioranza larghissima: a parte Sel, che si oppone, tutti gli altri, compreso il M5S, sono a favore della delega. Che però non si tradurrà subito in un provvedimento, ma sarà appunto una "delega" di 12 mesi al governo perché delinei l'applicazione e le coperture.

Il provvedimento si basa sullo stesso principio che il governo ha applicato per i bonus statali per le ristrutturazioni e il risparmio energetico, ovvero una detrazione piuttosto consistente (il 65% e il 50% in quei casi) per chi fornisce la prova della spesa. Una spinta a richiedere la fattura a chi svolge il lavoro, con conseguente abbattimento della soglia del nero e dell'evasione. Ma funziona davvero?

A livello teorico sì, e infatti sulla misura c'è un consenso generale, ma se finora non è mai stata applicata è a causa di alcune perplessità degli esperti. La prima riguarda, come sempre, le coperture: secondo i fiscalisti il guadagno ottenuto dall'abbattimento del sommerso non pareggerà la spesa per i bonus, anzi c'è il rischio di un crollo del gettito. In secondo luogo c'è il vecchio adagio "fatta la legge, trovato l'inganno": già con i bonus edilizi di Tremonti, nel 2011, si era scoperto che le imprese facevano la fattura ma non la inserivano nei libri contabili. Questo portò a un aumento dei controlli – con conseguenti costi – e all'introduzione di una trattenuta anticipata sulle fatture.

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