Unioncamere: ogni giorno 35 fallimenti, tre imprese chiuse ogni due ore

La maggior parte delle aziende costrette a chiudere non solo per debiti, ma anche per crediti non riscossi.

Dall'ultimo rapporto sulla crisi in Italia redatto da Unioncamere emerge una situazione allarmante per quanto riguarda l'imprenditoria nel nostro Paese. Da gennaio a maggio 2013 ben 5.334 aziende sono state costrette a chiudere, in pratica è come se ci fossero 35 fallimenti al giorno, tre ogni due ore.

Un quadro disastroso che vede molti imprenditori in crisi non solo per i debiti accumulati dalla propria azienda, ma spesso soprattutto per l'impossibilità di riscuotere i crediti. Come ben sappiamo solo lo Stato ha 20 miliardi di arretrati da pagare e sta cominciando a farlo solo ora, dopo che molte imprese che vantavano crediti nei suoi confronti hanno già chiuso. Ma il problema riguarda anche i privati, le altre aziende che non riescono a pagare i loro creditori. Un cane che si morde la coda, un circolo vizioso che rovina la vita di imprenditori di tutti i settori e di tutta Italia e una delle cause principali che impedisce l'uscita da questa situazione è il calo dei consumi.

La regione in cui si sono verificati più fallimenti è la Lombardia con ben 1211 fallimenti, 95 in più dell'anno scorso, 525 solo nella città di Milano, che è quella che ne conta di più rispetto a tutte le altre e che da sola registra il 10% di tutti i fallimenti in Italia in questi primi cinque mesi del 2013. Al secondo posto di questa drammatica graduatoria c'è il Lazio con 595 chiusure, l'11,4% in più del 2012, ben 466 nella città di Roma, poi c'è il Veneto con l'11,5% in più dell'anno scorso, 454 aziende chiuse in cinque mesi.

Chiaramente i dati peggiori si registrano nel Nord perché è lì che è concentrato il maggior numero di piccole e medie imprese, ma anche a Sud non si scherza, in Calabria, per esempio, hanno già chiuso 153 aziende, il 24,4% in più rispetto al 2012.

E per quanto riguarda i settori, quello più colpito è il manifatturiero, con 1131 fallimenti, seguito da quello edile con 1.138. In particolare 680 costruttori hanno già chiuso la loro attività, addirittura il 67,1% rispetto al 2012 e tra le aziende che si occupano di costruzioni specialistiche questa percentuale sale al 70% con 413 fallimenti.

Malissimo anche il settore immobiliare e dei trasporti con il 75,7% di chiusure in più, il commercio, al dettaglio e all'ingrosso, che ha già registrato 1.203 fallimenti, i ristoranti (202 chiusi), i mobilifici registrano il 91,5% di chiusure in più, ben 113 fallimenti e tante imprese anche importanti costrette a licenziare dipendenti, basti pensare a Natuzzi.

Inoltre, sono triplicate le domande di concordato preventivo soprattutto nel settore immobiliare, dove l'aumento di questo tipo di procedure è stato del 277,3%, e in quello edile, con il 141,7% in più. Tra le industrie alimentari l'incremento delle richieste di concordato è del 222,2%, mentre sono già 108, il 145,5% in più, i negozi che hanno chiesto di ricorrere a questa procedura.
Il concordato serve per allungare un po' i tempi, evitare il fallimento accordandosi con i creditori e cercare di superare la crisi.

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