Zero spese di chiusura del conto corrente con il decreto Bersani? Attenzione, non è detto.

chiusura conto corrente E’ vero che la norma che taglia le spese di chiusura dei conti correnti è passata al Senato (alla Camera non dovrebbero esistere problemi), ma in qualche caso la banca potrà comunque richiedervi un ulteriore sforzo economico, e a ragione.
Eppure il testo dell’articolo parla chiaro, come recita l’articolo 10: “In ogni caso, nei contratti di durata, il cliente ha sempre la facoltà di recedere dal contratto senza penalità e senza spese di chiusura”. Ma dov’è allora il cavillo?
Il problema nasce da una serie di spese di gestione, di norma a carico del cliente, collegate al conto corrente. Ad esempio il costo per ogni singola operazione, per l’invio dell’estratto conto, le spese imposte ad ogni “chiusura dei conti” (in genere ogni tre mesi), oppure il costo di alcuni servizi come i bonifici o il Bancomat.
Alcune tipologie di conti correnti forfettizzano le spese sopraelencate, presentando un consuntivo, solitamente trimestrale, che saranno comunque addebitate al cliente all’atto della chiusura del conto.
E, per quei conti correnti che presentano un saldo non in grado di coprire tali spese, quindi con una posizione netta debitoria, il cliente rischierà pure di pagarci sopra gli interessi passivi!
Attenzione, dunque: prima di chiudere il conto controllate il vostro saldo, e non litigate inutilmente con l'impiegato allo sportello per la mancata applicazione del decreto, se vi chiede ancora soldi!

  • shares
  • Mail