Expo 2015, Bonanni: flessibilità sì, ma aumentare retribuzioni e tutele

Il ministro del lavoro Giovannini: "il governo intende favorire un punto di equilibrio. È preferibile che siano le parti sociali a concordare un accordo quadro entro metà settembre". Altrimenti: "il Parlamento e il Governo dovranno intervenire".

Le reazioni dei sindacati al primo incontro tra governo e parti sociali per arrivare a un accordo sui contratti di lavoro per l'Expo 2015 non si sono fatte attendere.

Secondo il leader Cisl Raffaele Bonanni:


l'Expo è un'occasione importante per dimostrare che tutti sappiamo reagire con soluzioni innovative e responsabili. Può diventare una palestra per inaugurare una discussione nuova nel Paese, vale sia per le parti sociali che per il governo. Il sindacato non si sottrarrà all'esigenza di trovare forme flessibili per aumentare l'occupazione. In tal senso è apprezzabile che il governo intenda affidare la questione alle parti sociali in un tempo adeguato per trovare le soluzioni più adeguate.

Bonanni traccia la strada che per la Cisl è quella:


dell'accordo interconfederale nel quale pensiamo di coinvolgere anche le realtà territoriali, in particolare della Lombardia, che hanno già iniziato a discutere sul tema dell'Expo. La questione centrale è per noi come aumentare le retribuzioni e le tutele previdenziali e formative per i lavoratori flessibili. Questa è la strada giusta per combattere la precarietà dei giovani.
 

Il segretario della Cgil Susanna Camusso spiega come siano state individuate tappe intermedie per lo sviluppo della discussione tra le parti sociali e l'esecutivo sull'Expo, ricordando che solo a metà settembre:

il governo presenterà tutto il crono programma.

Sull’ultimatum posto dal ministro Giovannini - accordo entro settembre o intervento del governo - Camusso replica: porre aut aut non è il modo migliore per intavolare una trattativa.


Lavoro, contratti Expo 2015: Giovannini incontra le parti sociali


Il ministro del Lavoro Enrico Giovannini detta la linea dei prossimi interventi del governo in materia di lavoro nel corso del confronto con le parti sociali, convocate stamattina, in cui si discute soprattutto dei contratti per l’Expo 2015, a Milano.

Apprendistato breve, di due anni, più estensione degli sgravi contributivi già previsti dal recente varo del pacchetto lavoro per le assunzioni a tempo indeterminato. Sono queste le due strade maestre indicate dal ministro seduto al tavolo con le parti sociali per parlare di Expo. Nessun grossa novità alla viste insomma.

Spiega Giovannini che il governo presieduto da Enrico Letta:


intende favorire un punto di equilibrio. È preferibile che siano le parti sociali a concordare un accordo quadro entro metà settembre. Se entro tale data non sarà raggiunto un accordo, il Parlamento e il Governo dovranno intervenire.

L'obiettivo:


è costruire una griglia di interventi in base a territori, settore e attività economica e tempo, una griglia riempita con le forme contrattuali e gli incentivi.

Ieri il leader di Confindustria Giorgio Squinzi a proposito dei contratti per l'Expo di Milano del 2015 diceva:

Vediamo cosa uscirà da questo tavolo. La vicenda non è tanto di per sé l'Expo 2015, ma il problema è che bisogna veramente dare segnali di svolta a questo paese.

Il numero uno di Confindustria, intervenuto a margine dell’assemblea degli industriali di Livorno, ha poi aggiunto che:

l'Italia ha le potenzialità per andare in Champions.

Squinzi si è detto convinto:


che da Expo 2015 partirà il forte rilancio della nostra economia. Mi auguro che tutti condividano l'importanza di questa scommessa e assicurino la responsabilità necessaria per realizzarla in tempo utile.

Senza posizioni preconcette da parte, ad esempio, dei sindacati:


In questo Paese bisogna essere più coesi, bisogna cercare di tenere delle posizioni che servano veramente al futuro. Questo è un Paese che non può andare avanti sullo status quo: deve cambiare sciogliendo alcuni nodi perché se non acquistiamo competitività saremo condannati al declino.

Squinzi non vede ancora la luce in fondo al tunnel della recessione in cui è precipitata la nostra economia ma un lumicino sì, grazie al miglioramento della congiuntura internazionale che l'Italia deve fare di tutto per agganciare.

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