Lavoro sommerso per 102,5 miliardi l'anno

La regione con più "sommerso" è la Calabria dove l'incidenza del valore aggiunto da lavoro irregolare su quello regolare è pari al 18,6%. Nel Meridione si concentra circa la metà del gettito potenzialmente evaso.

Quanto vale l’economia sommersa in Italia? 6,5 punti percentuali di Pil, tradotto in quattrini, 102,5 miliardi di euro all’anno di lavoro sommerso. Sono quasi 3 milioni i lavoratori in nero attivi nel Paese che sottraggono all’erario 43,7 miliardi di euro di gettito, secondo uno studio della Cgia di Mestre.

La Regione più colpita è la Calabria dove l'incidenza del valore aggiunto da lavoro irregolare su quello regolare è uguale al 18,6%. Il danno per le casse dello Stato? È come se ogni singolo residente in Calabria evadesse imposte per 1.375 all’anno.

Spiega il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi:


La piaga del lavoro sommerso vede coinvolte milioni di persone: lavoratori dipendenti che fanno il secondo lavoro; cassaintegrati o pensionati che arrotondano le loro magre entrate, disoccupati che in attesa di rientrare ufficialmente nel mercato del lavoro sbarcano il lunario grazie ai proventi di una attività irregolare.

Con la crisi poi il fenomeno:

ha subito una forte impennata. In questi ultimi anni chi ha perso il lavoro non ha avuto alternative: per mandare avanti la famiglia ha dovuto ricorrere a piccoli lavoretti per portare a casa qualcosa. Una situazione che ha coinvolto molti lavoratori del Sud espulsi dai luoghi di lavoro.

Il lavoro sommerso come ammortizzatore sociale:


Con la presenza del sommerso la profonda crisi che sta colpendo il Paese ha effetti economici e sociali meno pesanti di quanto non dicano le statistiche ufficiali. E' evidente che chi pratica queste attività irregolari fa concorrenza sleale nei confronti degli operatori economici regolari che non possono o non vogliono evadere. Ma nel Mezzogiorno possiamo affermare che il sommerso costituisce un vero e proprio ammortizzatore sociale.

Bortolussi precisa:


Sia chiaro nessuno di noi vuole elogiare il lavoro nero spesso legato a doppio filo con forme inaccettabili di sfruttamento, precarietà e mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro. Tuttavia, quando queste forme di irregolarità non sono legate ad attività riconducibili alle organizzazioni criminali o alle fattispecie appena elencate costituiscono in questi momenti così difficili un paracadute per molti disoccupati o pensionati che non riescono ad arrivare alla fine del mese.

La presenza dell'economia sommersa è più consistente nel Meridione, dove si concentra circa la metà del gettito potenzialmente evaso: quasi 20 miliardi (19,3) su 43,7.

Dopo la Calabria, la seconda regione con la più alta percentuale di “nero” è la Basilicata: con i suoi 45.600 lavoratori irregolari e sconosciuti al Fisco produce un Pil sommerso che pesa su quello ufficiale per il 14,7%. In media ogni residente risulta evadere così 1.174 euro l'anno.

Sul podio anche il Molise. Con 27.000 lavoratori irregolari l’incidenza dell’economia sommersa su quella ufficiale è del 14,6% e le imposte non versate per ciascun residente sono pari a 1.282 euro ogni 12 mesi.

© Foto TMNews

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