In Cina aumentano gli stipendi: perché preoccuparsi?

lavoratori cinesi

I meccanismi economici del mondo globalizzato sono talmente complessi da metter in difficoltà anche i teorici e gli esperti più smaliziati. Sono anni che sento ripetere che non appena il sistema economico cinese si fosse adeguato al modello occidentale, con conseguente crescita del costo della manodopera, allora le nostre produzioni industriali (in primo luogo il settore tessile) ci avrebbero guadagnato in competitività, i cassintegrati sarebbero tornati al lavoro, ...etc. Insomma, ci speravamo tutti, e non solo perché abbiamo a cuore i diritti umani e le condizioni dei lavoratori cinesi.

Ebbene, il momento è arrivato, o almeno qualcosa comincia a muoversi: leggo oggi che dal primo settembre i salari minimi in varie aree del Paese saliranno con percentuali fino al 20%.
Solo che, dietrofont, ora dobbiamo preoccuparci. Lo sostiene il presidente della Federal Reserve Bernanke, secondo il quale gli aumenti salariali saranno pagati proprio da noi, i consumatori occidentali, attraverso un perverso giroconto di portata mondiale: il banchiere sottolinea che finora la Cina avrebbe contribuito in modo determinante a tenere bassa l’inflazione, esportando prodotti a basso costo; gli aumenti salariali dei prossimi giorni provocherebbero nei mercati occidentali rincari su tutti i prodotti importati dalla Cina.

In realtà, in tempi non sospetti, AsiaNews già dibatteva intorno al problema, anche se in altri termini: secondo l’agenzia, già un anno fa in Cina si esaminava la possibilità di aumentare gli stipendi, in contrapposizione alla richiesta dell’amministrazione USA di rivalutare la moneta cinese. Il che, oltre a ridurre le esportazioni cinesi, come si augurava la comunità internazionale, avrebbe permesso di sviluppare anche la domanda interna diminuendo la dipendenza dalle esportazioni.

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