Banche e crisi: sempre meno i prestiti alle imprese, cresce lo stock dei titoli di Stato

Da dicembre 2011 a maggio 2013 lo stock di titoli di Stato posseduti dagli istituti di credito è aumentato dell'88,5%, mentre i prestiti erogati dalle banche alle imprese sono diminuiti del 5%, 49 miliardi di euro in meno.


Le banche si fidano sempre meno delle imprese e puntano piuttosto a investire sui titoli di Stato. A fronte di aziende sempre più insolventi, molti istituti di credito preferiscono rischiare zero. La conseguenza è che continuano a ridursi i prestiti delle banche alle imprese, allargando il credit crunch, e che parimenti cresce l'investimento degli istituti in titoli del debito sovrano.

L’analisi arriva dalla Cgia di Mestre che annota come da dicembre 2011 a maggio 2013 i titoli di Stato detenuti dalle banche con sede in Italia siano cresciuti dell'88,5%. Da un ammontare di 209,6 miliardi di titoli obbligazionari posseduti due anni fa, si è arrivati ora a 395,1 miliardi, 185,5 miliardi in più.

Di contro, nello stesso periodo di tempo, i prestiti erogati dalle banche alle imprese sono diminuiti del 5%. In termini assoluti si tratta di 49,3 miliardi di euro in meno. Contemporaneamente le sofferenze a carico del nostro sistema imprenditoriale a maggio 2013 hanno raggiunto un volume di 104,2 miliardi di euro, crescendo del 29,4% (+23,7 miliardi) nell’arco di tempo preso in esame.

L’analisi della Cgia prende le mosse dal dicembre del 2011, periodo coincidente con la prima operazione finanziaria realizzata dalla Bce che ha rimpinguato le casse delle banche con 58 miliardi di euro di rifinanziamento netto, da aggiungere ai 74 miliardi di euro già prestati nel febbraio del 2012. Due prestiti che hanno immesso liquidità negli istituti di credito residenti nel Paese per ben 132 miliardi di euro netti, a un tasso dell'1%.

Il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi spiega:


Quel mare di denaro erogato dalla Bce tra il dicembre 2011 e la fine di febbraio 2012 è stato investito dalle nostre banche soprattutto in Bot, in Btp o in Ctz. Investimenti redditizi ed a basso rischio. Tuttavia sarebbe ingeneroso criticarle per queste scelte. Se hanno deciso di acquistare i nostri titoli di Stato in maniera così massiccia, non possiamo disconoscere che ciò a contribuito ad immettere una forte dose di liquidità nel sistema salvando l'Italia dal crack finanziario. Ora, però, è indispensabile ritornare ad investire nell'economia reale. Sono consapevole che le banche non sono degli istituti di beneficenza, ma delle imprese private che devono fare utili. Ciò detto, il nostro sistema produttivo è sempre più in difficoltà e i dati relativi all'aumento delle sofferenze lo dimostrano. Pertanto, è necessario che tutti gli istituti di credito, così come hanno continuato a fare in questi durissimi anni di crisi le Banche di Credito Cooperativo, le Popolari e le Casse di Risparmio, ritornino a rischiare assieme il sistema produttivo, altrimenti corriamo il pericolo di non essere in grado di superare questo momento così difficile.

Intanto tra dicembre 2012 e maggio 2013 lo stock dei titoli di Stato posseduti dalle banche è salito di 64 miliardi di euro, un trend che si rafforza, mentre, sempre negli ultimi sei mesi, le sofferenze in capo alle aziende sono cresciute di 4,2 miliardi e gli impieghi alle imprese sono diminuiti di 17,1 miliardi.

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