Cresce il potere dei supermercati: rischio di danni per i consumatori

L'indagine conoscitiva dell’Antitrust valuterà con attenzione gli assetti di mercato, riservandosi di intervenire a tutela dei clienti finali, con i nuovi strumenti previsti dalla normativa.

Supermercati nel mirino dell’Antitrust. Dai risultati dell'indagine conoscitiva sul ruolo di supermarket e ipermercati nella filiera agrolimentare emerge come la grande distribuzione faccia sempre più la parte del leone nel mercato degli alimentari, con conseguenze negative che potrebbero ripercuotersi sui consumatori.

Tradotto: scontrini più alti da pagare arrivati alla cassa. L’indagine dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato infatti mostra un:

aumento del potere di mercato della grande distribuzione organizzata nei rapporti commerciali con i fornitori, anche attraverso un rafforzamento del ruolo delle centrali di acquisto.

Con effetti “non sempre benefici” sia per i fornitori che per i clienti finali. Le centrali d’acquisto si occupano per le singole catene di contrattare le condizioni con i fornitori. Per l’Antitrust guidata dal presidente Giovanni Pitruzzella:


La crescente concentrazione nel tempo del settore distributivo e il rafforzamento del potere di mercato delle principali catene – secondo quanto lamentato dai produttori – avrebbero condotto a un diffuso sbilanciamento del potere contrattuale nella fase di acquisto dei prodotti.

Gli effetti dell’accresciuto aumento del potere di mercato nei rapporti commerciali con i fornitori:


si riverberano non solo sulle condizioni economiche nel mercato a monte dell'approvvigionamento, ma anche in quello a valle delle vendite, con possibili ripercussioni a danno dei consumatori finali.

L’Antitrust perciò valuterà con attenzione gli attuali assetti di mercato, riservandosi di intervenire con i nuovi strumenti previsti dalla normativa. Le criticità rilevate riguardano sia le caratteristiche strutturali che il funzionamento del settore con un aumento delle problematicità nelle relazioni tra fornitori e grandi distributori specie per i contributi versati dai primi per i servizi offerti, di carattere espositivo distributivo e promozionale. Una voce:

che in genere incide per circa il 40% sull’insieme delle condizioni economiche trattate.

I distributori infatti nella negoziazione riguardante la vendita dei servizi:


adottano effettivamente comportamenti con i quali condizionano l’acquisto dei prodotti alla vendita del pacchetto di servizi; impongono prezzi di vendita sganciati dalle caratteristiche dei servizi e dall’effettivo vantaggio che da essi deriva al fornitore e forniscono controprestazioni inadeguate al compenso versato, risultando peraltro la verifica di tale adeguatezza non sempre agevole per un piccolo produttore.

I principali operatori del settore sono le catene distributive appartenenti al mondo cooperativo. Coop per una fetta di mercato del 15% e Conad del 10,5%. Tutti gli altri operatori a livello nazionale hanno una quota inferiore al 10%.

La distribuzione degli operatori non è però uniforme sull'intero territorio:

le quote di vendita, per quanto contenute a livello nazionale, raggiungono in alcuni mercati locali valori piuttosto elevati, dando luogo a un grado di concentrazione molto alto, che pesa sui rapporti di forza degli attori della filiera.

I primi otto operatori coprono il 65% del mercato, tra questi gli unici gruppi della grande distribuzione sono Esselunga e i gruppi francesi Auchan e Carrefour, tutti gli altri appartengono a catene della distribuzione organizzata.

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