Dati Istat: 605mila sottoccupati part-time, ma il 90% vorrebbe lavorare di più

Nel 2012 sono stati 154mila i sottoccupati part-time in più rispetto al 2011 e 241mila rispetto al 2007.

I dati diffusi dall'Istat sui sottoccupati part-time fotografano una situazione che già in molti conoscono e vivono: in mancanza di un posto a tempo pieno ci si accontenta del tempo parziale, l'importante è sbarcare il lunario in qualche modo.

L'Istituto nazionale di statistica dà i numeri che fanno capire meglio la condizione in cui si trovano moltissimi italiani: nel nostro Paese nel 2012 sono stati contati 605mila sottoccupati part-time, un trend incredibilmente in aumento, tanto che rispetto a un anno prima, il 2011, se ne sono 154mila di più, ossia il 34,1%, e rispetto al 2007 ce ne sono 241mila in più. In cinque anni dunque l'aumento dei sottoccupati part-time è stato del 66,1%. Sono proprio gli anni della crisi, quelli in cui tutto è peggiorato e il lavoro è diminuiti, quindi questi dati, per quanto crudeli e preoccupanti non ci stupiscono, perché siamo abituati al peggio.

Il 90% di questi 605mila lavoratori sarebbe disposto, anzi vorrebbe fortemente lavorare di più, avere un posto a tempo pieno, ma non trovandolo si accontenta del part-time.

Il part-time conta 16 ore di lavoro settimanali, ma bisogna considerare il "nero mascherato", quando cioè viene dichiarato un part-time che in realtà è un full-time a tutti gli effetti.

Il 28% degli occupati part-time vorrebbe lavorare fino a 34 ore, il 72% arriverebbe a 35 ore o anche di più.
Sul totale della forza lavoro italiana, il 2,4% lavora part-time, ma la media europea è più alta, perché è del 3,8%, che corrisponde a circa 9 milioni di persone.
L'1,5% dei lavoratori uomini sono impiegati part-time, mentre l'incidenza per le donne è più del doppio, del 3,6%.

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