Fusione San Paolo- Intesa: la partita si gioca sulle commissioni!

san paolo imi intesa

Ci vorranno almeno due o tre anni, secondo alcuni, per vedere i primi effetti dell'aggregazione tra San Paolo IMI e Banca Intesa. Giusto il tempo che la prima venga digerita. Analisti, investitori, consumatori e sindacati, nelle ultime settimane un po’ tutti hanno scommesso, a modo loro, sui risultati dell'operazione. Grossa fusione, grosse aspettative.

La creazione di un grande gruppo consentirà alla “nuova” banca di ridurre i costi? I riflessi di tale diminuzione si traduranno in una riduzione dei costi dei servizi bancari? D’altronde lo aveva detto anche Draghi, il 5 marzo scorso, che "l'apertura dei mercati del credito alla concorrenza é lo stimolo per ridurre i costi". Ma é davvero così?

Questa volta i costi bancari potrebbero davvero scendere, osservano gli analisti. Soprattutto per motivi strutturali: lo spread sui tassi é già sottilissimo e su questi concorrenza non é più possibile farla. La partita si gioca fuori casa, quindi, sui prodotti e sulle commissioni.

Secondo i dati di Bankitalia elaborati da Prometeia, fino ad ora le fusioni bancarie non hanno portato molti benefici ai costi dei prodotti e dei servizi bancari. Mentre nel quinquennio 2000-2005 le banche diminuivano (da 841 a 783) il costo fisso medio per conto corrente aumentava salendo di oltre il 50%. Qualche numero: +6% nel 2000, +12% nel 2001, +14% nel 2002, +7% nel 2003, +19% nel 2004, inversione di tendenza -2,3% nel 2005.

Nel decennio 1994-2004 continua Prometeia "l'utile netto degli istituti di credito italiani si é decuplicato (dallo 0,05% allo 0,65% su dati ABI) il margine di interesse, invece, si é più che dimezzato (dal 3,23% all'1,67%).” Il futuro quindi si giocherà sul rapporto prezzo- qualità. "Soprattutto ora - afferma Chiara Fornasari, partner di Prometeia – che i cittadini hanno imparato a scegliere".

CorriereEconomia, si é divertito a fare due conti (ma proprio due) ipotizzando un fantascenario in cui il nuovo colosso bancario lancia sul mercato un nuovo conto corrente alle migliori condizioni offerte da Sanpaolo Imi e Banca Intesa. Per il “fantaconto” sono stati presi come punto di partenza il conto Multibenefit 1 di Sanpaolo Imi e il Conto Intesa di Banca Intesa. Parliamo naturalmente di un conto ideale, del tutto teorico, nel caso in cui fosse immediato l’effetto concorrenza. Il vantaggio per il risparmiatore sarebbe misurabile in un risparmio pari a 64,51 Euro l'anno per i correntisti San Paolo, 137,92 per i clienti di Intesa.

Prendendo un deposito-tipo con 140 operazioni all'anno, al San Paolo si paga 241,51 Euro mentre a Banca Intesa 314,92 Euro. Il Superconto costerebbe 177 Euro.

Canone annuo a 78 Euro dagli attuali 78 di San Paolo e 120 di Intesa. Operazioni illimitate e tasso attivo lordo dello 0,50% (contro lo 0,10% di Conto Intesa). Prelievo contante allo sportello a zero Euro. Prelievo su altre banche a due Euro (2,12 San Paolo). Pagamenti utenze a due Euro e pagamento affitti con addebito sul conto a zero Euro. Gratis il canone bancomat mentre per la carta di credito si pagherebbero 30 Euro. Gratis anche il blocco e la riemissione della carta. Gratis le spese annue di amministrazione titoli di stato e azioni italiane. 13 Euro per l'acquisto (o la vendita) di 1.000 Euro in azioni italiane. Zero le spese annue di liquidazione interessi debitori.

Insomma davvero un fantaconto!!! Si tratta solo di un eccesso di ottimismo e di irresponsabile fiducia nel meccanismo della concorrenza?

Gli analisti non la pensano così (leggi) pur restando con i piedi per terra. Ci saranno (è quasi certo) delle sinergie. Circa 1,3 miliardi di Euro, secondo le stime, delle quali il 75% da costi. Per vederne gli effetti occorrerà attendere il 2009, quando la fusione opererà a pieno regime. I benefici verranno generati dall'unificazione dei sistemi telematici e del back-office, dalla integrazione delle strutture centrali e dalla razionalizzazione delle spese amministrative. Dal lato dei ricavi sono stimate sinergie pari a circa il 2% dei fatturati aggregati delle due banche per effetto del miglioramento della efficacia commerciale. A far da contrappeso un onere una tantum di 1,5 miliardi per i costi relativi all’integrazione. Infine, le stime relative ai conti del supergruppo: parlano di 7 miliardi di utile netto nel 2009, di una crescita dell'utile del 13% all’anno e soprattutto di una distribuzione di dividendi (payout) pari al 60% degli utili.

Insomma, l'ottimismo la fa da padrone, anche se, almeno per ora, questa grande fusione ai consumatori ha dato portato solo una cosa: dubbi!

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