Riforma del lavoro nel segno della maggiore flessibilità

Tra le novità, la riduzione della pausa obbligatoria tra un contratto a termine e l'altro, e il limite di 400 giornate di effettivo lavoro in 3 anni per l'impiego a chiamata.

La legge di conversione del Dl n. 76/2013, il cosiddetto decreto lavoro, è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale ieri ed entra in vigore oggi. La legge numero 99 del 9 agosto è nel segno della maggiore flessibilità dei contratti a termine. Tramite accordo aziendale si può infatti stabilire se e quando tali assunzioni possano essere fatte senza ragione giustificatrice. Il contratto senza causale può adesso trasformarsi a tempo determinato.

Vengono poi ridotti i tempi di attesa in caso di riassunzioni, ora possibili entro 10 giorni, e non 60, dalla scadenza del precedente contratto a termine della durata di sei mesi. Il termine è invece di 20 giorni (non 90) nel caso di contratto di durata superiore.

Il lavoro accessorio, già dal 28 giugno, non è più quello "meramente occasionale" ma quello retribuito con i voucher senza superare il tetto di 5mila euro all’anno.

L'apprendistato per il diploma professionale può essere trasformato in contratto di apprendistato professionalizzante. I nuovi vincoli, sono invece relativi all'obbligo di contratto scritto e dettagliato per i cocopro, e la convalida delle dimissioni per collaboratori e associati in partecipazione. La nuova normativa stabilisce poi il limite di 400 giornate di effettivo lavoro in tre anni per l'impiego a chiamata.

Tra le novità più rilevanti c’è poi la possibilità di sanatoria per i contratti di associazione in partecipazione: entro il 30 settembre 2013 i datori di lavoro possono mettere tutto in regola con l’assunzione di addetti a tempo indeterminato, anche come apprendisti, e versando un'una tantum del 5% per coprire i contributi pregressi.

Tra le misure studiate dal governo per incentivare l’occupazione, specie giovanile, i bonus per le assunzioni, le misure per l’autoimpiego e l'autoimprenditorialità. La Legge prevede anche la riduzione a un euro del capitale sociale nelle srl.

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