Pensioni nel mirino del Governo, sindacati sul piede di guerra


Secondo l'OCSE il nostro paese nel 2012 sarà in recessione. Tecnicamente si tratta di un calo del PIL, una notizia pessima visto che sarà questo dato ad imporre una manovra correttiva del governo Monti ancora più feroce. Bisogna recuperare 20-25 miliardi di euro per puntare all'obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013, considerato vitale, e per questa ragione cominciano a circolare voci di un robusto intervento sulle pensioni su cui sarebbero al lavoro i tecnici governativi.

Le misure dovrebbero essere essenzialmente due: l'innalzamento degli anni obbligatori di lavoro per le pensioni di anzianità che potrebbero salire da 40 a 43 anni e il blocco per tutto il 2012 del recupero dell'inflazione su quelle già erogate dall'Inps. Valore dell'intervento? Fra i 5 e i 6 miliardi di euro compreso il blocco della rivalutazione delle pensioni più alte già deciso dal governo Berlusconi. In pratica l'intervento sulla previdenza andrebbe ad assorbire da solo il 25% di quanto Monti vuole risparmiare.

I sindacati sono chiaramente sul piede di guerra. Mentre la Marcegaglia fa sapere che "non è il momento dei No" la Cgil replica, per bocca del segretario di Spi-Cgil Carla Cantone:

E' impensabile verrebbero penalizzate tutte quelle persone che vivono con un reddito da pensione bassissimo. Se fosse confermato un intervento di questo tipo verrebbe meno quel segno di equità auspicato dal presidente del Consiglio Mario Monti nel suo discorso programmatico. Non vi è, infatti, nulla di più iniquo che andare a fare cassa con milioni di persone che hanno una pensione che arriva a malapena ai 700 euro mensili.

In effetti sembra complicato porre fra i propri tre pilastri il principio dell'equità, come ha fatto Mario Monti nelle sue dichiarazioni pubbliche, ed insieme colpire in maniera generalizzata lavoratori e pensionati, anche quelli con la "minima".

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