Crisi: le famiglie italiane risparmiano il 5% in più per paura di recessione e tasse

44,6 miliardi in più depositati dalle famiglie a giugno 2013 rispetto a giugno 2012.

Secondo uno studio di Unimpresa condotto sulla base dei dati forniti dalla Banca d'Italia, le famiglie italiane hanno depositato presso istituti di credito 44,6 miliardi in più rispetto all'anno scorso. Mentre a giugno 2012 il "salvadanaio" contava 804,9 miliardi, a giugno 2013 sono saliti a 849,6 miliardi di euro. Potrebbe sembrare un dato positivo, indicativo di una maggior ricchezza, ma purtroppo non è così perché quel denaro è stato sottratto ai consumi.

Paolo Longobardi, presidente di Unimpresa, infatti spiega:

"Gli italiani, in particolare le famiglie, subiscono pesantemente i contraccolpi della crisi e la stanno pagando soprattutto in termini di crollo della fiducia. È proprio la paura di nuovi scossoni e l’incertezza sul futuro a frenare la spesa e quindi i consumi. Ma le famiglie e le imprese temono pure altre stangate fiscali"

In particolare, secondo Longobardi, se l'aliquota Iva dovesse effettivamente aumentare dal 21 al 22% sarebbe la "mazzata finale sui consumi" non tanto per l'aumento dei prezzi quanto per la sensazione ormai diffusa che non c'è più limite al prelievo fiscale da parte dello Stato. Per questo è necessario che arrivi un segnale forte non solo impedendo l'aumento dell'Iva, ma magari facendola tornare al 20%.

Dai dati dello studio di Unimpresa si evince inoltre che, se per le famiglie l'aumento del risparmio è stato del 5,55%, in totale, considerando dunque anche banche, assicurazioni, aziende, imprese familiari e Onlus, il risparmio è cresciuto del 7,16%. La percentuale maggiore è quella delle assicurazioni (23,68%), seguita daelle banche (10,50%), dalle aziende (9,10%), poi dalle famiglie, come abbiamo già visto al 5,55%, e dalle imprese familiari (2,11%). Le uniche che depositano meno denaro sono le Onlus (-1,58%).

In totale, i depositi bancari sono passati, tra giugno 2012 e giugno 2013, da 1.389,5 miliardi a 1.489 miliardi (+99,4 miliardi).
La crescita più alta è stata quella dei depositi vincolati a breve scadenza che in un anno sono passati da 281,3 miliardi a 321,9 miliardi (+14,45%) con un aumento di 40,6 miliardi. Per i pronti contro termine l'aumento è stato di 18,5 miliardi, cioè il 14,29% in più da 129,6 miliardi a 148,1 miliardi.
Per quanto riguarda i conti correnti, lo stock di denaro lasciato in più è passato da 699,4 miliardi a 728 miliardi, quindi 28,6 miliardi in più (+4,09%).

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