La pressione fiscale al 45%, parola di Visco

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Nuovo massimo per la pressione fiscale italiana. Come spiegato dal Governatore della Banca d’Italia la quantità di ricchezza che dalle tasche di imprese e aziende italiane si trasferirà allo Stato nel 2012 sarà pari al 45% del PIL. Ignazio Visco ha spiegato di fronte alla commissione Bilancio della Camera che sarà questo il primo effetto della manovra correttiva. D’altra parte c’era (e rimane) la necessità di ridurre l’indebitamento netto dei conti pubblici in tempi brevi, ma è lo stesso Visco ad ammettere che la maggior parte delle risorse necessarie viene reperita affidandosi alle “maggiori entrate”.

Queste “maggiori entrate” sono ovviamente nuove tasse (come l’IMU) o l’aumento di imposte già in vigore come le addizionali regionali. Il Governatore di Bankitalia non esprime giudizi, si limita a fornire il numero e ad individuare una spiegazione nella necessità del paese di far quadrare i conti prima che la speculazione non renda insostenibile il tasso d’interesse da pagare sui titoli di Stato che finanziano la nostra spesa pubblica.

Certo che si tratta indubbiamente di un “valore molto elevato sia in prospettiva storica sia nel confronto internazionale” e rischia di avvitare il paese in una spirale recessiva. Se per contenere l’emorragia dei conti pubblici è necessario il 45% del PIL un calo dello stesso PIL imporrebbe un prelievo fiscale ancora superiore e via così. L’augurio è che il governo individui rapidamente anche misure per le sviluppo economico che facciano crescere questo benedetto prodotto interno lordo consentendo di far tornare a scendere la pressione fiscale nel medio/lungo periodo.

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