In Grecia si lavora gratis pur di non perdere il posto

E da oggi entra in vigore la direttiva del governo che permette di vendere prodotti alimentari già scaduti con un forte sconto.

La crisi economica che attanaglia la Grecia ha portato il tasso di disoccupazione alla percentuale record del 27,6% a maggio e più di un milione di persone continua a lavorare senza ricevere lo stipendio per non perdere l’impiego.

I dati diffusi dall'Ispettorato del lavoro dell'Ika, il maggiore istituto di previdenza greco, tracciano il profilo di un Paese ancora in profonda difficoltà nonostante la cura di cavallo, anti default, imposta dalla troika (Ue, Bce, Fmi) che a stento ha fatto raggiungere il pareggio di bilancio.

E da oggi, uno settembre, l’austerity fa il suo ingresso negli scaffali dei supermercati: entra infatti in vigore la direttiva del governo che permette di vendere prodotti alimentari scaduti per un periodo di tempo limitato e con un forte sconto.

Secondo il ministero dello Sviluppo economico greco:

Questo provvedimento non comporta nessun pericolo per i consumatori e la loro salute. Il marchio "da consumarsi preferibilmente entro" è uno strumento di sicurezza e marketing dei produttori ma non significa assolutamente che il prodotto non sia ancora buono o pericoloso.

Tornando al rapporto dell’Ika nel settore privato, su 1.800.000 dipendenti totali solo 700 mila ricevono lo stipendio, ma ridotto. Nel report non viene indicato cosa si dovrebbe fare per sanare quelle che sono palesi violazioni delle normative sul lavoro e se le imprese stiano o meno approfittando della congiuntura per fare in sostanza quello che vogliono, sulla pelle dei dipendenti. I ritardi nel pagamento degli stipendi vanno da tre mesi a un anno, ma non sono pochi i lavoratori che sono preoccupati dalla prospettiva di non essere più pagati, con la paura che il governo non sarà in condizioni di tutelarli.

Sempre dai dati diffusi dall’Ika inoltre, nell’anno in corso un milione di lavoratori greci si sono visti rifiutare dalle aziende il diritto al pagamento delle ferie. Ma i reclami e le denunce sono cosa rara perché i dipendenti temono su tutto il licenziamento. In ogni caso alle imprese costa molto meno pagare le multe che gli stipendi.

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