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La matematica non é una pensione!

Pubblicato: 12 set 2006 da Faust

pensioni finanziaria

E’ l’incubo dei Governi e dei conti pubblici. Naturalmente parliamo di pensioni.

E a ragione, perché quello delle pensioni é un argomento tutt’altro che facile da affrontare, confusione a mille all’ora e assoluta mancanza di chiarezza. Si confondono i termini con i disincetivi e si rovesciano i vecchi luoghi comuni, come quello del pensionato povero che non ce la fa ad arrivare a fine mese con 500 euro, con altri (pensionato parassita, opportunista che non vede l’ora di mettersi in disparte per vivere di rendita) meno frequenti ma non per questo meno banali. (leggi) Ma tra chi sostiene la linea di pensiero di una vita più lunga con un lavoro più lungo e chi invece é per la libera uscita, perché ritiene di aver già dato l’anima e corre ai ripari con le valigie in mano, qualcuno deve aver per forza ragione?

Non è un po’ riduttivo impostare in questi termini un dialogo su un tema abbastanza importante?

Insomma dopo calcio e elezioni ecco un’altra cosa che spacca in due gli italiani: la previdenza. Con l’unica differenza (e ci scommetto) che questa volta le maggioranze non sono così risicate.

Il segretario del Pci Luigi Longo, nel dibattito del marzo 1968 sull’abolizione, poi fallita, delle pensioni di anzianità aveva detto “Non è lecito al governo trincerarsi dietro le difficoltà finanziarie del sistema previdenziale”.

Insomma, sono passati quattro decenni però il succo del discorso sembra essere rimasto lo stesso, tutte le volte che un Governo si trova a riflettere su difficoltà di tipo finanziario si mette mano alle pensioni con il rischio (assai spesso più dovuto a mancanza di idee se non, nel peggiore dei casi, ad assoluta incapacità) di peggiorare una situazione che é già disastrata solo perché si cercano capitoli di spesa su cui risparmiare.

Ma la matematica risolve davvero i problemi sociali?

Perché di problemi sociali si tratta: é inutile trarsi in inganno. Ci si accapiglia sulla 40 però poi se i figli non si fanno non é certo per sterilità. “Things have changed” canterebbe Bob Dylan, i tempi sono cambiati. Oggi non si ha più fretta, c’é tempo per scegliere e per decidere; inoltre, esser single e non avere figli non é più considerato una colpa di cui vergognarsi come accadeva decadi fa. Ma attenzione perché vecchie zitelle/i non si nasce ma lo si diventa.

Nell’ipotetica situazione di equilibrio, nella quale si fanno tanti figli quanti ne bastano per l’esatto ricambio generazionale (ovvero due figli per coppia) e nella quale le persone vivono in media 80 anni, la quota di anziani tenderebbe a stabilizzarsi vicino al 20%, ossia un anziano ogni cinque persone. Una linea tracciata sulla sabbia che noi abbiamo superato da un pezzo.

Stiamo invecchiando anzi siamo vecchi (almeno lo é la maggioranza della popolazione). Fra dieci anni gli ultrasessantenni saranno 17.459.984 e fra venti anni esatti addirittura 19.226.581 nonostante un aumento complessivo della popolazione (+ 205.616) quasi impercettibile. 20 milioni di individui in larga parte bisognosi di assistenza per la gioia dei conti pubblici.

Forse parte della colpa può essere ricondotta ai bassi tassi di occupazione femminile e giovanile che dopo i 50 anni rischiano di portare vicino ad uno il rapporto tra pensionati e lavoratori, rendendo insostenibile la spesa previdenziale, e rischiando pertanto di mettere in crisi il sistema complessivo di Welfare pubblico.
Si entra nel lavoro troppo tardi e si esce troppo presto.

Ci si chiede perciò se alla riforma previdenziale non vada assegnato un grado minore di priorità rispetto a quello relativo alla rimozione degli ostacoli che rallentano l’entrata stabile dei giovani italiani nel mercato del lavoro. Bassi tassi di attività e bassi salari di ingresso, a fronte di un Welfare che fornisce una scarsa protezione sociale per i giovani, non possono che incentivare un’accentuata dipendenza dai genitori.

Far lavorare più a lungo non significa solo ritardare l’età pensionabile, ma anche favorire un accesso meno tardivo al primo impiego ecco perché una riforma strutturale del sistema pensionistico é tutt’altro che semplice in quanto implica una riforma scolastica e una del mercato del lavoro, chi la fa facile vi sta mentendo!

Un ultimo dubbio: qualcuno ha mai visto in faccia un operaio di sessant’anni prossimo alla pensione?

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10 commenti

Commenti dei lettori

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  • rick

    13 set 2006 - 08:33 - #1
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    Si, mio padre

  • horatio

    13 set 2006 - 08:50 - #2
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    chi si chiede???
    chi la fa facile???
    FACCIAMO NOMI E CONGNOMI, COSI VENGONO FUORI DELLE BELLE SORPRESE!!!!

  • lucio

    13 set 2006 - 08:51 - #3
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    hai ragione Horatio, vogliamo i nomi!!!!

  • horatio

    13 set 2006 - 09:03 - #4
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    Ma non saranno mica prodi, visco, bersani, tps, bertinotti e tutti gli altri di rifondazione comunista??

  • lucio

    13 set 2006 - 09:22 - #5
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    si hai ragione horatio, e aggiungerei anche gli illuminati Giavazzi e Tito Boeri, che tanto piaccioni agli etici!!!
    dopo i cococo di visco avranno un’altra bella sopresa per le pensioni!!!!

  • horatio

    13 set 2006 - 09:49 - #6
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    x lucio
    pensa come gira il mondo:
    un giovane elettore del centro sinistra vota prodi nel 94 e questo introduce i cococo e la precarietà. Lo rivota nel 2006 e gli taglia la pensione!!!
    Adesso inizio a capire perchè vogliono liberalizzare le droghe: bisogna essere veramente essere sballati per digerire tutto questo!!!!

  • lucio

    13 set 2006 - 10:58 - #7
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    x horatio
    la sinistra fa la macelleria sociale e poi si fa scudo dei soliti ex-comici bloggisti, cronisti-scrittori di giudiziaria, registi romani appassionati delle torte al cioccolato, per vincere le elezioni

  • Andy

    13 set 2006 - 11:07 - #8
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    Non toccatemi Giavazzi, uno dei pochi economisti seri rimasti in Italia

  • lucio

    13 set 2006 - 11:19 - #9
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    allora continua a toccarti da solo!!!

  • Profilo di AXE

    AXE

    14 set 2006 - 08:25 - #10
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    mamma mia che pessimismo, cominciamo ad iscriverci ai fondi pensione intanto.

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