Anche i Benzinai contro la liberalizzazione, sciopero di una settimana


Le misure per la liberalizzazione del settore della distribuzione dei carburanti non piacciono alle associazioni di categorie. Una settimana di sciopero dei benzinai, questa la risposta alle indiscrezioni sulle possibili modifiche del mercato previste dal Governo Monti. Figisc e Anisa Confcommercio sono convinte che sia in atto una manovra per distrarre gli italiani dalla vera causa dell'esplosione dei prezzi dei carburanti: tasse e accise.

Il settore carburanti dovrebbe essere coinvolto nelle liberalizzazioni con la possibilità per i gestori di rivolgersi a fornitori diversi a seconda dei prezzi slegando la singola pompa dal marchio esposto. Le liberalizzazioni sono viste come "un attacco" ai gestori che "non si può giustificare con l'obiettivo di calmierare i prezzi dei carburanti".

I problemi sono altri, come spiega Luca Squeri di Figisc: "Da un anno a questa parte la responsabilità dell'aumento del prezzo della benzina è dovuta per l'80% all'aumento delle imposte deciso con le reiterate manovre sulle accise, mentre l'aumento della materia prima ha inciso per il 20%. I costi di distribuzione pesano sul prezzo finale circa per meno del 10% (poco piu' del 2% lo percepisce il gestore, un importo fisso qualunque sia il prezzo del prodotto), contro una quota di imposte che vale il 60% del prezzo della benzina".

Per carità, tutto giusto sulla carta, ma se lo sciopero venisse confermato i consumatori (già vessati dagli aumenti) si troverebbero anche ad affrontare il disagio di faticare a fare rifornimento per sette giorni. Oltre al danno la beffa.

Foto | Hop-Frog via photopin

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