Articolo 18: in quanti godono del diritto di reintegro?

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L’Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori è ormai da anni al centro di una lotta ad intermittenza fra il governo di turno e i sindacati. Già durante la seconda legislatura con Silvio Berlusconi alla presidenza del consiglio (2001-2006) si è consumato a colpi di scioperi la battaglia fra l’esecutivo che avrebbe voluto abolirlo, salvo poi decidere di applicare soltanto alcune deroghe che di fatto lo lasciavano intatto, e le organizzazioni sindacali che lo hanno da sempre ritenuto “intangibile”. La difesa del diritto al reintegro sul posto di lavoro in caso di licenziamento riconosciuto come “privo di giusta causa” da un giudice è una battaglia ideologica o anche sostanziale?

Sull’altare della flessibilità anche il governo Monti è pronto a sacrificare questa prerogativa dei lavoratori assunti in aziende con più di 15 dipendenti. Il motto è “spalmare i privilegi di pochi” trasformandoli in “diritti per tutti”, ma quanti sono i “pochi” che ancora godono di questa garanzia? Quanti sono i lavoratori per i quali l’imprenditore ha la necessità di passare attraverso il parere di un giudice per potersene liberare?

Il primo dato da verificare è che, applicandosi soltanto alle imprese con più di 15 dipendenti l’articolo 18 riguarda “soltanto” il 3% delle aziende italiane. La conferma che la nostra economia si regge con il contributo di tante “piccole e medie imprese” sta anche in questi numeri: hanno più di 15 dipendenti all’incirca 156.500 imprese sulle 5,2 milioni attive in Italia. Questo non deve ingannare perché alla prova dei fatti i lavoratori che godono di questa tutela sono ben il 65,5% del totale, in altri termini sui 12 milioni fra operai e impiegati assunti si tratta di quasi 8 milioni di persone.

Ma è vero che l’articolo 18 limita la “libertà di licenziamento“? Secondo le statistiche fornite dall’Istat la realtà appare molto diversa. Le 8651 cause con richiesta di reintegro verrebbero bocciate nel 44,8% dei casi in primo grado, nel 63,1% se ci si ferma al secondo grado. La gran parte delle controversie, per quanto costituiscano un “fastidio” per l’imprenditore, si risolvono dunque in favore di quest’ultimo. La CGIL, che è parte in causa, sostiene addirittura che negli ultimi 5 anni soltanto l’1% dei procedimenti ha poi portato al reintegro effettivo del lavoratore.

L’impressione che tutta la diatriba sull’articolo 18, da entrambe le parti, sia più pretestuosa che altro sembra decisamente fondata.

Foto | © TM News

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