
Anche le aziende, dalle più grandi ai mini studi professionali, sono tenute al pagamento dell’abbonamento alla televisione. Ennesimo tentativo di recuperare più denaro per le casse della tv di Stato, stavolta sfruttando l’interpretazione estensiva del Regio Decreto numero 246 del 21 febbraio 1938. La legge che istituisce il pagamento della tassa sulla tv ha una formulazione che consente di includere anche un solo computer o dispositivo in grado di collegarsi ad internet potendo così (almeno teoricamente) essere utilizzato per guardare le trasmissioni Rai in diretta o nella formula on demand.
Nei fatti è vero che un personal computer rientra negli “gli apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radiotelevisive a prescindere dalla qualità e dalla quantità del relativo utilizzo“, ma appare assolutamente pretestuoso, soprattutto dal punto di vista dei professionisti e delle piccole imprese che certo non passano il loro tempo a guardare la tv in ufficio.
Beffa delle beffe la comunicazione inviata che intima il pagamento riferisce che nel Decreto Salva Italia è stato inserito l’obbligo di indicare il numero di abbonamento Rai all’interno della dichiarazione dei redditi, il canone diventa così un prelievo forzoso a tutti gli effetti e nemmeno così “esiguo” tenendo conto che sarebbe necessario sottoscrivere un abbonamento speciale che parte da 200,91 euro.
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18 feb 2012 - 15:36 - #1sì, e sembra sarà richiesto anche a chi ha un PC o un tablet o uno smartphone
thejudge
19 feb 2012 - 15:24 - #2Senza vergogna
SemprePiuSconfortato
21 feb 2012 - 11:16 - #3Ma dico??? MA SIAMO PAZZI?? Quando ho visto la pubblicità in tv mi si stava accapponando la pelle!!!! E’ uno scempio!!!!!!!!! VERGOGNATEVI!!! LADRI!!!