Dove sono finite le Liberalizzazioni?


Un lunghissimo braccio di ferro, scioperi selvaggi e proteste di ogni genere, ma il governo Monti sembrava aver tenuto il punto in maniera irreprensibile. Il decreto liberalizzazioni, nonostante in realtà non sembrava contenere di suo niente di così sconvolgente sul piano degli equilibri reali, era stato presentato in pompa magna come una "svolta". Addirittura il presidente del consiglio si era sbilanciato parlando di provvedimenti che, se correttamente applicati, avrebbero potuto dare una spinta notevole al Pil del nostro paese ("anche nella misura di 8-10 punti", così disse ospite di Lilli Gruber a La 7).

In realtà sembra stia per finire tutto "a tarallucci e vino", come succede spesso in Italia. Le lobby di farmacisti e tassisti, sempre ben rappresentate in Parlamento, l'hanno avuta vinta praticamente su tutta la linea riuscendo a far approvare emendamenti in commissioni che limiterebbero di molto l'effetto del decreto sia dal punto di vista dell'aumento delle auto bianche a disposizione dei consumatori sia da quello delle farmacie che non verrebbe più aumentato di molto lasciando il settore sostanzialmente chiuso all'ingresso di un numero congruo di nuovi soggetti.

L'iter parlamentare non è ancora concluso, ma per iniziare a preoccuparsi che tutto o quasi finisca notevolmente ridimensionato c'è già tempo e modo. Tutto questo a meno che non ci si voglia accontentare dell'obbligo di presentare al cliente "almeno due proposte alternative della concorrenza" (saranno mai quelle più convenienti secondo voi?) quando si vuole sottoscrivere una polizza vita e di altre modifiche minori come la gratuità dei conti correnti per i pensionati che percepiscono meno di 1500 euro al mese.

Foto | © TM News

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