Auto aziendali, illegittimo il regime Iva: l’Ue boccia l’Italia!

ue iva italia detraibilità

E pensare che tutto iniziò con appena 31mila euro. Ora invece sono diventati 10 miliardi. (leggi)

Stiamo parlando naturalmente della bacchettata che l'Ue ha appena rifilato all'Italia sull'indetraibilità dell'Iva che rischia di creare un buco da 10 miliardi mettendo a rischio la prossima finanziaria. (leggi l'articolo di yattamen su finanzablog)

A far saltare i conti al fisco, la sentenza dei giudici europei sul caso Stradasfalti contro Trento. Sentenza che ha giudicato illegittima la deroga sulle limitazioni alle detrazioni Iva per le auto aziendali, in quanto in contrasto con un articolo della VI direttiva, che prevede valide solamente quelle deroghe avvallate e giustificate da motivi congiunturali. La misura italiana, che impedisce di detrarre l’Iva sulle auto aziendali, dura da troppo tempo (un quarto di secolo) e ha perso così il suo carattere di congiunturalità (forse a Bruxelles non si sono ancora abituati ai nostri tempi).

L'Italia era già stata avvertita in passato sulle sue “presunte” irregolarità, tanto che nella finanziaria del 2001 aveva concesso una detrazione del 15% per acquisto e leasing di autoveicoli. Restavano fuori dalla Finanziaria comunque spese di manutenzione e carburante.

Il problema non nasce su quegli automezzi (camion, autocarri) che fanno parte dell'attività di impresa e che pertanto sono detraibili al 100% ma si pone invece per quelli ad uso “promiscuo” ovvero come nel caso di automobili dell’azienda utilizzate dai dipendenti anche per uso personale (fringe benefit), relativamente alle quali l'impresa non può far valere la detrazione a meno che non abbia addebitato al dipendente con Iva le proprie percorrenze. Per questi automezzi come si può separare l’uso aziendale da quello extralavorativo?

Insomma come ribadito dalla Corte il diritto alla detrazione è parte costitutiva dell’imposta e come tale non va vietato. Si deve solo stabilire in quale misura il contribuente può avvalersi di tale diritto.

Il fisco intanto corre ai ripari, studiando una procedura di accesso al recupero Iva basata su un modello che consenta ai contribuenti di dichiarare le percentuali di utilizzazione delle vetture per usi extraziendali. Il momento più vicino per far valere la detrazione infatti è la dichiarazione annuale del 2005 in scadenza il 31 ottobre o addirittura, per chi può la data di compensazione dei versamenti periodici di lunedì prossimo.

Ma facciamo un po’ di chiarezza e vediamo quali sono gli utilizzi concessi:

Impresa ordinaria: la maggior parte delle imprese non poteva detrarre l'Iva, salvo il 15% sugli aquisti. Indetraibilità invece per carburante e manutenzione. Ora si afferma la detraibilità, limitata alla parte del veicolo utilizzata per l'attività di impresa. Ma come stabilirla? Si attendono istruzioni.

Impresa specializzata: quando cioè l'autovettura é un bene esclusivamente strumentale (se l'attività dell'impresa é tale che non può essere esercitata senza quel bene, come le società di autonoleggio), la detraibilità era e resta già piena.

Professionisti: per il professionista i dubbi erano collegati alle prestazioni effettuate. Se queste erano soggette a Iva allora la detraibilità era quella dell'impresa normale mentre se erano esenti l’indetraibilità era fatta valere al 100%. Ora é fatto salvo quanto disposto per l'impresa ordinaria.

Diverso il caso del rappresentante: hanno sempre goduto in pieno della detraibilità fatto salvo l'obbligo di calcolare la quota di uso personale. Rimane quindi il solito problema.

Ora non resta che aspettare per capire 1) come calcolare le quote di uso promiscuo; 2) come calcolare l'impatto prodotto sulla maggiore detrazione sull'imposizione diretta e sull'Irap, in modo da determinare le somme da recuperare dal fisco. Difficile ancora stabilire a quanto ammonta il buco; secondo Gian Primo Quagliano, direttore di Centro Studi Promotor, stimando un utilizzo dei veicoli ad uso promiscuo in media per il 50% si valuta una crepa nei conti pubblici di 2,5 miliardi di euro l'anno, che moltiplicati per i 4 anni di retroattività della sentenza fanno 10 miliardi.

Altro problema per chi (pratica assai diffusa), dal 2000 approfittando delle nuove norme tecniche europee, ha immatricolato station wagon, Suv, fuoristrada o monovolume (anche di lusso) come autocarri e autoveicoli ad uso ufficio che godono della detraibilità totale. La motorizzazione e l'agenzia delle entrate pubblicheranno un elenco dei modelli impropriamente immatricolati che verranno riqualificati ai fini fiscali, consentendo solo la deduzione dal reddito per 9mila euro in 4 anni invece dei 50mila che oggi vengono scaricati integralmente. Questi furbetti oltre a pagare la tassa sul lusso da quest'anno potrebbero ricevere un'altra bella sorpresina.

Intanto alla corte si decidono le sorti di altre gabelle, prima fra tutte quella sull'Irap con potenziale ancora distruttivo per l'erario ma dove appare più credibile che l’Italia possa giocare la carta della buona fede. E poi resta una procedurra di infrazione aperta nei nostri confronti per la detraibilità al 50% dell'Iva sulle bollette dei telefoni cellulari ad uso professionale (introito 500 milioni l'anno). In quest'ultimo caso il tetto forfettario non é giustificato e deve essere tarato sull'uso oggettivo del cellulare a scopo professionale.

  • shares
  • Mail