Imposte dirette o indirette? Il confronto con l'Europa


Ha scatenato un dibattito piuttosto acceso la pubblicazione dell'atto di indirizzo della politica fiscale per il triennio 2012-14 del governo Monti nel quale è contenuta l'intenzione di trasferire parte del peso della tassazione dalle imposte dirette a quelle indirette. Il fronte è diviso: da una parte i commercianti che temono un calo dei consumi, dall'altra i sindacati che auspicano di vedere buste paga più corpose per i lavoratori in conseguenza di un eventuale taglio dell'Irpef.

Intanto la Cgia di Mestre ha fornito un dato interessante per stimolare il dibattito. Com'è la situazione negli altri paesi europei? Bene, guardando ai nostri partner continentali si deve ammettere che l'Italia presenta al momento fra i livelli di tassazione diretta più alte in proporzione al Pil. Nel nostro paese il prelievo fiscale diretto rappresenta il 14,5% del prodotto interno lordo mentre quello indiretto si "ferma" al 13,9%. Solo la Danimarca (29,6%), la Svezia (19,4%) e il Regno Unito (15,6%) registrano a livello europeo dati relativi al peso delle dirette superiori all'Italia.

Certo è che le imposte indirette risolvono parecchi problemi: molto più difficile evaderle, molto più facile accertare un'eventuale evasione. La questione poi sarebbe un'altra: come si farebbe a garantire realmente l'equità di questo trasferimento? Guardando a provvedimenti già calendarizzati come l'aumento dell'Iva al 23% c'è da preoccuparsi. La Confcommercio, dal canto suo, sottolinea proprio questo aspetto:

Scambi compensativi tra meno IRPEF e più IVA non solo non gioverebbero, ma risulterebbero particolarmente controproducenti in uno scenario segnato dall'avanzamento della recessione e da livelli record di pressione fiscale, anche per effetto delle scelte già operate in materia di innalzamento di IVA ed accise. Al contrario va fatto tutto il possibile per dare seguito alla possibilità di non procedere, a partire dal prossimo mese di ottobre, al già programmato ulteriore aumento di due punti dell'aliquota standard del 21% e dell'aliquota ridotta del 10%. E' una ''mina'' per la crescita del Paese, che va urgentemente disinnescata.

Impossibile non essere d'accordo.

Foto | © TM News

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