Alzata di scudi contro l'aumento dell'IVA


Tutti contrari, tutti molto preoccupati, tutti con motivazioni più che convincenti. La conferma che il governo non intende rivedere il doppio aumento di 2 punti percentuali delle due aliquote Iva attualmente al 21% e al 10% scatena la reazione di tutte le associazioni dei commercianti, degli imprenditori, dei consumatori e dei sindacati. Non c'è una sola eccezione, ma d'altra parte il provvedimento in una fase già recessiva sembra il più incredibile degli autogol. Continuare a cercare di recuperare risorse dalla tassazione indiretta (il contrario dell'equità per definizione) con tutte le ataviche difficoltà nel potere d'acquisto degli italiani assomiglia a quelle misure imposte ai cittadini greci dall'Europa e che hanno portato devastanti conseguenze sociali e di impoverimento complessivo del sistema.

Sul tema è intervenuta la Confcommercio con un comunicato molto efficace che riassume perfettamente quanto successo fino ad oggi e tutte le ragioni per le quali sarebbe decisamente consigliabile adottare altre mosse. L'associazione chiede che:

Si faccia di tutto, sulla scorta delle caute aperture manifestate dal presidente Monti, per non procedere, in automatico e a partire dal prossimo mese di ottobre, ad ulteriori inasprimenti. Infatti questa misura, dopo i vari incrementi delle accise sui carburanti, l'aumento dell'Iva dal 20% al 21%, il tradizionale e continuo innalzamento delle imposte sui tabacchi e la re-introduzione ed estensione delle imposte sugli immobili a qualsiasi titolo detenuti, contribuirebbe ad inasprire ulteriormente la pressione fiscale complessiva con effetti drammatici nell'economia reale. L'aumento dal 10% al 12% dell'aliquota ridotta - che interessa in particolare il comparto turistico - e quello, soprattutto, dal 21% al 23% dell'aliquota standard comporteranno non solo la riduzione del volume dei consumi, il cui profilo evolutivo appare gia' oggi molto negativo, ma ridurranno anche il potere d'acquisto, i redditi percepiti e la ricchezza messa da parte dalle famiglie, gia' colpite da cinque anni di continue riduzioni del reddito disponibile.

Se non è un provvedimento che rischia di farci entrare in una spirale recessiva questo non saprei a cosa altro pensare.

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