Bce: “A rischio i target di deficit 2013 dell’Italia”

La Banca Centrale Europea lancia l’allarme sui target di deficit 2013 dell’Italia. Ma per il ministro Saccomanni gli obiettivi verranno centrati

L’Italia potrebbe non centrare l’obiettivo 2013 di tenere il disavanzo al di sotto del 2,9% rispetto al Pil. A lanciare l’allarme è la Banca Centrale Europea nel suo bollettino mensile:

In Italia, le informazioni preliminari sull'esecuzione del bilancio dello Stato in base ai dati di cassa fino a luglio 2013 indicano un fabbisogno finanziario cumulato di 51 miliardi di euro (3,3 per cento del Pil), in aumento da quasi 28 miliardi (1,8 per cento del Pil) nello stesso periodo del 2012.

Il peggioramento sembra essere dovuto soprattutto all’erogazione di sostegno al settore finanziario e al rimborso di arretrati ed evidenzia un rischio crescente nell’iter che dovrebbe consentire all’Italia il contenimento del disavanzo delle amministrazioni pubbliche all’interno del 2,9% del Pil.

Il 2 settembre scorso il Tesoro ha fornito i dati provvisori del fabbisogno, aggiornati, ad agosto che è salito a circa 9,2 miliardi rispetto ai 5,9 miliardi del mese di agosto 2012.

Eppure ieri, parlando a Confindustria, il ministro Fabrizio Saccomanni ha confermato che l’Italia resterà nei target fissati e non dovrà rinegoziare gli obiettivi:

Sono consapevole che le scelte di politica economica fatte finora non le raccomanderei come paradigma di efficienza e perfezione, però siamo rimasti sotto il limite di 3% che per me era l'esigenza principale. L'intervento congiunturale c'è stato, è stato forte e continuerà.

Saccomanni ha inoltre aggiunto che ogni “rinegoziazione del percorso di consolidamento” dell’Italia è da considerarsi “un’idea priva di futuro”.

Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, ha dichiarato che nei prossimi trimestri dovrebbe esserci un cambio di segno dopo otto trimestri di recessione:

Da qui a dire che la recessione è finita ce ne passa molto perché non dimentichiamo che abbiamo da recuperare otto punti percentuali di Pil rispetto al 2007 e quindi ci metteremo qualche anno. La recessione è finita quando si torna a stare meglio di come si stava precedentemente.

Forse. Ma, in questa situazione, sarebbe importante tornare a stare bene “quanto” e non “meglio” di quanto si stava una volta. E, magari, con metriche diverse dal Pil che è parametro ancora troppo distante dalla misurazione del vero benessere.

Via | Reuters

Foto © Getty Images

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